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Pertini e i pretori d’assalto 

 

Il 1978 è stato, per molti aspetti, l’anno peggiore della storia repubblicana: i grandi e soliti scandali che hanno attraversato il settantennio, il nervosismo  che attraversa le organizzazioni atlantiche per la vicinanza sempre maggiore del PCI all’area di governo, le drammatiche di missioni del ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, per l’assassinio di Moro e infine il cadavere del presi dente democristiano lasciato in via Caetani, a metà strada tra  Botteghe Oscure, sede del PCI, e  piazza del Gesù dove il partito cattolico aveva segreteria e presidenza. Morto Aldo Moro i papabili per la successione di Giovanni Leone che si dimette il 15 giugno, cioè sei mesi prima della scadenza di fronte alla dura campagna politico-giornalistica scatenata dai partiti della sinistra. Tra i candidati alla successione di Leone ci sono il segretario democristiano Benigno Zaccagnini, faentino come Nenni, il segretario del PRI  Ugo La Malfa, i  socialisti  di sinistra Francesco De Martino e Antonio Giolitti. I primi due portati dal “fronte della fermezza” sull’affare Moro, gli altri due da quelli della “trattativa” che ruota intorno al PSI. Dopo dodici fumate nere ,a fine giugno l’impasse non accenna a sbloccarsi, un pò come adesso per l’elezione dei due giudici costituzionali.

A questo punto Craxi, alias Ghino di Tacco, minaccia:” O un socialista(e indica Giolitti) o il PSI lascia il governo Andreotti.” A questo punto, le probabilità che possa essere eletto Sandro Pertini sono vicine allo zero. Ma il savonese Pertini che, a metà degli anni Settanta, si è opposto con tutte le forze all’aumento dell’indennità dei deputati, ora si schiera dalla parte dei tre “pretori di assalto” della sua Liguria- Mario Almerighi, Carlo Brusco e Adriano Sansa che hanno  scoperto lo scandalo dei Petroli: i partiti, e quasi l’intero parlamento, erano a libro-paga dell’Unione Petrolifera in cambio di leggi fiscali per loro convenienti. Pertini li ricevette al Quirinale e, in un’intervista a Nantas  Salvalaggio su La Domenica del Corriere disse:” Non accetterò mai di diventare il complice di coloro che stanno affossando la democrazia e la giustizia in una valanga di corruzione. Non c’è ragione al mondo che giustifichi la copertura di un disonesto, anche se deputato. Lo scandalo più intollerabile sarebbe quello di soffocare lo scandalo. L’opinione pubblica non lo tollererebbe ed io neppure … Io spero che i documenti dei famosi “pretori di assalto” siano vagliati con rigore.. Nel mio partito mi accusano di non avere souplesse. Dicono che un partito moderno si deve adeguare. Ma adeguare a che cosa, santa Madonna! Dobbiamo tagliarci il bubbone da soli e subito. E non basta il borotalco a guarire una piaga. Ci sono i ladri,gli imbroglioni? Bene, facciamo i nomi e affidiamoli al magistrato.”

A sorpresa al sedicesimo scrutinio, Pertini raccoglie 832 voti su 995( cioè l’83,6 %) e viene eletto. Tutti lo vogliono eccetto l’MSI. E’ la più grande maggioranza raggiunta in un’elezione presidenziale. Così Pertini, al di fuori di ogni trattativa tra i partiti, diventa Capo dello Stato. Un antifascista onesto e capace di dire no, se non sono in grado di convincere. Una lezione preziosa per i nostri tempi.

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