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La Consulta Cdr e Fiduciari aderisce alla manifestazione promossa dalla Cgil

 

Il documento votato all´unanimità afferma fra l´altro: “No all´attacco ai diritti, sì alla loro estensione. Servono nuovi investimenti in prodotti innovativi e in nuove professionalità”

La Consulta dei Fiduciari e Comitati di Redazione della Asr ha deciso all´unanimità di aderire alla manifestazione indetta dalla Cgil per il 25 ottobre prossimo a difesa di “Lavoro, Dignità e Uguaglianza”. La Consulta ritiene che la delega al Governo sulla riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, contenga inaccettabili cancellazioni di diritti dei lavoratori senza garantire in cambio alcun avanzamento per chi oggi è escluso da quelle norme. In particolare la Consulta respinge l´ennesimo attacco all´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, già ampiamente depotenziato dalla riforma Fornero. L´esperienza di questi anni ha chiaramente dimostrato come una riduzione delle tutele non corrisponda affatto alla crescita degli occupati, ma si risolva in ulteriore precarizzazione di tutto il mondo del lavoro. La Consulta sottolinea come sia da respingere anche l´attacco alle professionalità contenuto nel Jobs Act, là dove si ipotizza la possibilità di demansionare il lavoratore in presenza di crisi e persino di semplice riorganizzazione. Un´ipotesi questa che stravolgerebbe e cancellerebbe l´impianto del vigente contratto di lavoro giornalistico. Una strada, inoltre, che va nella direzione opposta a quella necessaria di sviluppare moderne figure professionali di alto profilo e formate per competere su un mercato che sempre più punta sulla qualità dei prodotti, anche quelli informativi. La Consulta ritiene che la modernizzazione delle regole che governano il mercato del lavoro sia necessaria, ma debba andare di pari passo e in armonia con la salvaguardia e l´estensione dei diritti, da una parte, e accompagnata da un piano di rilancio dell´industria italiana nel suo complesso e dell´editoria in particolare. Senza investimenti e ricerca, senza welfare e tutele, a pagare saranno sempre e soltanto i lavoratori dipendenti e precari, cosa che avviene ormai da troppo tempo.

Da stamparomana.it

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