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Paolo Rossi in lirica (e satira politica) a Spoleto (e non solo)

 

No, i riferimenti a fatti o persone non sono puramente casuali. Il “Gianni Schicchi” diretto (e interpretato) da Paolo Rossi per la 68ma Stagione Lirica Sperimentale di Spoleto offre delle suggestioni a cui la malizia difficilmente può resistere. La trama? Un fiorentino viene chiamato a‘risolvere’ la questione dell’eredità dai parenti (diseredati) di un politico molto ricco e potente appena deceduto…e sapete come va a finire?
Era il 14 dicembre 1919 quando il Metropolitan di New York aprì il sipario alla prima assoluta di quest’opera, firmata da Giacomo Puccini all’interno del suo “Trittico”. Stando al testo originale saremmo nel 1299, ma nel “Gianni Schicchi” diretto da Paolo Rossi il protagonista sfoggia jeans, camicia bianca (aperta sul collo) e giacca blu. La location però è sempre quella: Firenze.
La scena si apre sul morto, interpretato (molto spassosamente) proprio da Rossi: completo scuro, camicia, occhiali da sole. In alto, un grande poster recita: “Vota Buoso”.
Il ricco e potente Buoso Donati è morto, lì, seduto a quello che sembra proprio un banco per riunioni o conferenze. Ed ecco arrivare i parenti, che fanno a gara a chi gli era più affezionato. Per darvi un’idea, parafrasando: “Che uomo! Che uomo!”, “Non mi riprenderò per mesi!”, “Io per anni!”, “Ed io per tutta la vita!!!”. Tutti falsi, ovviamente. Perché quando si scopre che il ‘buon vecchio’ non ha lasciato il becco di un quattrino a nessuno di loro, ecco che tra i personaggi si scatena un vero e proprio panico (mentre il morto non riesce a trattenere un bel sorriso soddisfatto). Serve trovare una soluzione…e decidono di chiamare (anche se controvoglia) proprio lui: Gianni Schicchi. Sì, si capisce che Gianni è guardato di sbieco dai più, ma alla fine qualcuno lo chiama e arriva il suo momento (intanto, così, en passant, tra le tante immaginisullo sfondo compare una foto di Matteo Renzi ai tempi degli scout).  Insomma, stanno perdendo tutto. La situazione è grave e serve qualcuno che possa offrire una soluzione. E in fretta.

Il piano è semplice: Gianni Schicchi si travestirà da Buoso Donati (che intanto viene nascosto fuori dalla scena) e così, fingendo di voler cambiare il testamento in fin di vita, detterà al notaio le sue ‘nuove’ volontà (accordate con il parentame, ovviamente). Chi vuole quella casa, chi quell’altra, chi quell’altra ancora: mentre si traveste, Gianni prende accordi con tutti, così che tutti abbiano qualcosa.Ma a una condizione: nessuno potrà mai svelare questo patto segreto, perché vorrebbe dire condannare tutti. Nessuno escluso. Il patto è suggellato. E questo è il punto di non ritorno: la grande vittoria di Gianni Schicchi. Perché al notaio, il furbo Gianni, detterà sì l’elenco dei voleri espresso dai parenti (dividendo in parti uguali fra loro anche i soldi del vecchio)…ma c’è un ‘ma’. Perché quando si arriverà a dover decidere sui veri piatti forti, quelle proprietà di valore unico, inestimabile, il buon Gianni se li destinerà tutti proprio a se stesso. Immaginate la rabbia e i malori dei parenti che, solo a quel punto, si rendono conto (ormai inermi) di cosa abbiano messo in mano al furbo fiorentino. Il quale, dopo aver congedato il notaio, per prima cosa caccia tutti da ‘casa sua’.

Volete sapere come va a finire? Ebbene, in manette. Lo spettacolo è avvincente e non privo di grasse risate. Forse ancora di più di “Alfred Alfred”, il secondo spettacolo proposto da Paolo Rossi per questa stagione lirica sperimentale. Entrambe le opere sono a loro modo comiche, ma in due modi completamente diversi. In “Alfred Alfred”, l’autore Franco Donatoni descrive se stesso (ricoverato per coma diabetico) in un surreale (ma non troppo) reparto di ospedale, dove si alternano i più strampalati personaggi, alcuni di rara quanto semplice comicità. L’opera (del 1995) propone una lirica contemporanea che so risultare spesso ostica, ma che i ragazzi della compagnia mi hanno detto essere piaciuta molto agli studenti delle scuole che hanno visto lo spettacolo in anteprima.

Ieri si è chiusa la 68ma Stagione di Lirica Sperimentale di Spoleto, ma se oggi l’intera compagnia saluta il teatro diretto da Marco Angius è per iniziare la turné per la Stagione Lirica Regionale. Lo spettacolo infatti toccherà ancora Perugia, Assisi, Città di Castello, Todi e Orvieto. Così Paolo Rossi continua questo viaggio in (una) compagnia di giovani e giovanissimi. In scena, infatti, ci sono i vincitori del “Concorso Europeo di Canto” (a cui sono stati aggiunti anche giovani solisti umbri del “Coro dello Sperimentale” e altri talenti appositamente selezionati per lo spettacolo). “Basta con gli odi gretti e coi ripicchi! Viva la gente nuova e Gianni Schicchi”, si canta in una delle due opere messe in scena. Be’, certamente non varrà per Gianni Schicchi, ma i giovani sul palco quel ‘viva’ se lo meritano.

In scena: Leonardo Alessi (il piccolo Gherardino in “Gianni Schicchi”), Rosaria Fabiana Angotti, Tommaso Barea, Silvia Cafiero, Lucia Cittadoni, Jacopo Colella, Sara Cresta, Nicola Di Filippo, Giuseppe Di Stefano, Annalisa Ferrarini, Alessandro Fiocchetti, Giada Frasconi, Ivano Granci, Massimiliano Mandozzi, Benedetta Marconi, Chiara Margarito, Edoardo Milletti, Francesco Mingucci, Enrico Morri, Biagio Pizzuti, Katarzyna Otczyk, Eleonora Pirondi, Marco Rencinai, Susanna Salustri, Timothy Sarris, Andrea Tabili, Chiara Tirotta, Valentin Vatev e Sergio Vitale. Scenografie di Andrea Stanisci. Costumi di Clelia De Angelis.

Fonte: http://30litri.blogspot.it/2014/09/paolo-rossi-in-lirica-e-satira-politica.html

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