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Capitani di lungo sorso

 

Premessa: non vogliamo entrare nel merito del fatto, bensì centrare il semplice principio di cui gli italiani, oggi più che mai, hanno vitale necessità in quanto che la pretendono per sopravvivere: il senso di giustizia, la naturale bontà conseguente ad azioni e  reazioni: insomma tutta quella natura delle cose che ci è piaciuto imparare con lo stato di diritto e di cui vorremmo godere sempre, ancora oggi nonostante (il) tutto scaraventatoci addosso.

Se “un” capitano De Falco di capitaneria di porto italiana, sentendosi offeso come cittadino e come rappresentante della Marina Italiana, urla a “uno” Schettino di tornare a bordo (cazzo!) della nave  che quello Schettino lì pare aver abbandonato mentre i passeggeri stavano morendo annegati, ebbene quel capitano può (e deve!) solo rappresentare per tutti noi la “giustizia”, la “naturale bontà conseguente ad azioni e reazioni”.  Invece no. Un “superiore” rimuove il comandante De Falco dai ruoli operativi sul mare per trasferirlo negli uffici amministrativi in quanto che è la normale procedura da “iter formativo”. Un De Falco di 50 anni che alle spalle possiede non poche esperienze in fatto di conoscenza/autorevolezza/capacità marinaia, ha ancora bisogno di “formazione”?! Ma smettiamola con ‘sta imperversante pantomima (e non solo in Marina)!

Ma si potrà mai tornare a bordo (cazzo!) di un Paese con “uno” Schettino che pubblicamente è invitato alla prestigiosa Sapienza per “insegnare” e perciò adulato, riverito, pubblicato?! Non frega niente che fosse “intervento riservato”: sono le totali  “assenze di giustizia” (per lo più legate a farraginose e perverse leggi), sono le profonde mancanze legate a  “naturali semplici bontà d’azioni e reazioni” che stuprano  il nostro Paese che, per colmo della satira, possiede pure un Ministero delle Politiche Sociali.

Sembrano tutti ubriachi fradici…

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