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Prima volta

 

Un amico mi dice che alla mensa della Caritas hanno bisogno di una mano, per coprire i volontari in ferie. Vado, anche se non l’ho mai fatto. Alle 17,30 arrivano tutti. Nella lunga fila si trovano italiani e stranieri. Tranne qualcuno più emaciato, sono tutti decorosi. “Abbiamo anche le docce e la lavanderia – mi dice una delle responsabili che mi affianca – e con turni ordinati riusciamo a farli essere puliti un po’ tutti”.  Io sono alla registrazione, devo farli firmare e dare il buono mensa. Capisco subito che non bisogna guardarli troppo, perché si vergognano, soprattutto gli italiani. Quando sono tutti seduti ai tavoli, chiedo alla mia amica quali sono le cause che spingono verso il bisogno.  “Per gli italiani l’alcol, che sembra meno pericoloso delle droghe e invece è cento volte più devastante. Poi i figli unici critici, incapaci di gestirsi. Dopo pochi mesi dalla morte dell’ultimo genitore, finiscono in mezzo a una strada. Anche i genitori non esemplari cancellati dalle famiglie. Ma di “decaduti” ce ne sono di tanti i tipi; li riconosci perché stanno per conto loro”.  C’è un inizio di rissa per un urto involontario. Calmo in qualche modo gli animi. “Sono spesso nervosi – mi spiega la mia amica – non hanno giornate facili e la frustrazione fa il resto”. A fine turno, mi siedo in un tavolo a parlare con una donna. “Io faccio le pulizie – mi dice – e c’ho pure casa. Qui vengo solo per stare in compagnia”. La sua amica di fronte la guarda sorpresa. E poi ridono insieme, con i denti rimasti.

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