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Il ritorno della Sacra Corona Unita

 

Dopo alcuni anni di (relative) difficoltà, la Sacra Corona Unita ritorna in grande stile a farsi viva nella penisola salentina e in particolare a Gallipoli, città che  è diventata negli ultimi tempi un luogo attraente per il turismo nazionale e internazionale.  L’associazione mafiosa, già nota tra la fine del ventesimo secolo e gli inizi del ventunesimo per le sue imprese e nata da un incontro tra  più blasonate associazioni mafiose (la camorra campana e la ndrangheta calabrese), emerge dalle ultime indagini dei Carabinieri del R.O.S  come un network(per usare i termini ormai  in voga) che differenzia la propria attività  dedicandosi non soltanto allo spaccio degli  stupefacenti e alle estorsioni che procura profitti immediati e corposi ma anche all’industria del turismo e del divertimento che in questa stagione alta, per così dire (la seconda metà di luglio e la prima di agosto) è in grado di integrare e allargare la sfera di influenza e la presenza di un’associazione che diventa sempre più forte e articolata.

Un altro elemento che è emerso da queste ultime indagini è che non siamo soltanto alla seconda generazione degli affiliati nel senso che è in atto la successione da una generazione all’altra ma anche che gli scontri tra i clan della regione si sono fermati perché gli affari a disposizione appaiono tali da giustificare la pace temporanea. Dopo l’uccisione del boss Padovano avvenuta sei anni fa, la Sacra Corono Unita  evita di ricorrere alle affiliazioni perché, dietro ogni affiliazione,  c’è già in attesa un mandato di cattura. Questo è quello che ha detto un boss a un imprenditore della zona che vuole affiliarsi.  “Per le affiliazioni-ha dichiarato il procuratore capo di Lecce Cataldo Motta-abbiamo notato una doppia modifica nel senso che sono state abbandonate completamente da parte dei gruppi che hanno una dimensione storica e che, quindi, non hanno esigenza di un aspetto formale per documentare la propria forza intimidatoria perché inseriti in un clan storico come quello di Padovano.

Ci sono invece  i nuovi ,gli ultimi adepti i quali mancano di tradizione alle spalle e quindi proseguono nelle affiliazioni per il conferimento delle doti. Il ruolo di Gallipoli nel turismo e nell’industria del divertimento in Puglia e quindi nell’Italia meridionale costituisce un obbiettivo interessante per l’associazione mafiosa che mira al settore turistico e della movida notturna e la gestione diretta dell’attività di security nei locali pubblici bancari oltre che nelle discoteche e nella gestione dei parcheggi.  Un altro settore a cui mira in questa zona la Sacra Corona Unita ripercorre quella che è stata sempre, storicamente, l’asso nella manica dell’associazione mafiosa calabrese, cioè la partecipazione agli utili  legati all’attività edilizia e in particolare al “movimento terra” che è uno degli aspetti indispensabili e specializzato delle costruzioni.   Le notizie che arrivano da Gallipoli non possono non preoccupare la commissione parlamentare di inchiesta che lavora a una nuova relazione sulle attività mafiose nel nostro Paese e che si trovano ora di nuovo di fronte a una ripresa di un’associazione che, negli ultimi anni, era sembrata in difficoltà.

C’è da chiedersi ancora una volta che la strategia della lotta alle associazioni mafiose da parte del governo e del parlamento non richieda ancora una volta di essere ripensata con maggior cura. Che finalmente si decida, dopo tutto quello che è accaduto, ad accompagnare alla necessaria opera di indagine e di repressione attraverso le forze dell’ordine e la magistratura una campagna ben organizzata per una mobilitazione civile ed educativa contro le mafie che spinga giovani e vecchi, addetti ai lavori e semplici cittadini a fare qualcosa contro la sopraffazione mafiosa e a vantaggio di una società democratica e moderna.

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