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Giovedì, 03 Luglio 2014 10:04 “TELEMACO SENZA FILI”. CAFFÈ DEL 3 LUGLIO

 

“Il nostro tempo non è il tempo degli adulti che non esistono più” – scrive su Repubblica Massimo Recalcati autore del “Complesso di Telemaco”- “Oggi è il tempo dei figli e del loro viaggio: Telemaco, diversamente da Edipo non vuole la pelle del padre, non rifiuta la filiazione, non entra in un conflitto mortale con i suoi avi. Sa che per riportare la Legge ad Itaca bisogna unire le forze, bisogna rifondare un patto tra le generazioni”. Certo a Strasburgo il Telemaco Renzi è stato più spavaldo, addirittura sfrontato. “Se oggi l’Europa si facesse un selfie vedrebbe il volto della stanchezza, della rassegnazione, il volto della noia”!  Ora è arrivato lui. Promette di non uccidere l’Europa, vuole conquistarla!

Intanto, per primi, ha conquistato quelli che per venti anni han goduto nella notte dei Proci. “Forza premier, fai presto” gli manda a dire Pier Silvio Berlusconi. E il Giornale di famiglia: “Dichiarazione di guerra. Finalmente Renzi fa la voce grossa con la Germania: senza flessibilità salta tutto”. Qui si fa riferimento piuttosto alla replica, a braccio come a braccio era stato il discorso solenne. Replica al tedesco e capo dei parlamentari PPE, Weber, che gli aveva ricordato  il debito dell’Italia al 130% del PIL e aveva aggiunto, papale papale:  “Non ci fidiamo (di Italia e Francia) non vogliamo che si facciano debiti in cambio di riforme”.

Renzi Telemaco lo ha inchiodato alle colpe dei padri (tedeschi). “Nel 2003 la Germania ha sforato il limite del deficit” ottenendo appunto “flessibilità in cambio di riforme”. “Scontro sul rigore in Europa”, Corriere della Sera. “Flessibilità, la sfida di Renzi”, Stampa. “Dà lezioni all’Europa”, il Fatto. Poi Telemaco è scappato a Itaca, dove lo attendeva il gran portiere Bruno Vespa, conciliatore dei figli con i padri e forse – a sentire Alessandra Mussolini – persino coi nonni. Il tempo stringe, oggi il premier vede Berlusconi e porta la cambiale delle riforme all’incasso. Poi incontra anche Di Maio, il piccolo Telemaco adottato, per ora, dal Grillo – Odisseo.

Che ne verrà? Ah, saperlo! Questo metodo delle parole chiave e delle battute allusive rimanda, in modo sempre più lampante, a una inaudita autonomia del politico. I contenuti cambiano a seconda degli accordi, delle convenienze, di quel che serve per ottenere un’investitura popolare o per conquistare un voto in Parlamento.

Solo così si spiega quel che succede in Commissione Affari Costituzionali, dopo aver silenziato noi “dissenzienti” che volevano discutere alla luce del sole. Prima il sorprendente ritorno dell’amnistia. Dono a Forza Italia, ma che si può ancora forse cambiare in aula, come dice la Boschi. Ieri un aumento delle competenze del Senato, che niente meno potrà metter bocca sulle leggi di bilancio! Insorge Gaetano Quagliariello: questo è un “bicameralismo rafforzato”. Ma utile per ammansire i senatori del Gruppo delle Autonomie e, ancora, la Lega. Detto fatto. Tutto sembra importante, tranne che l’equilibrio della Costituzione, questione posta da Chiti, da Tocci da Mineo. Per quello, ci penserà Anna Finocchiaro – lo ha detto ieri tre volte – in sede di stesura finale. In Parlamento non si discuta, i voti servano per preparare i vertici, per spianare la strada di Telemaco!

Che Dio ce la mandi buona! Ma con un bellissimo titolo, “Telemaco senza fili” Massimo Gramellini avverte Renzi: “Per fare fuori i Proci che il destino ti ha dato in sorte un bel discorso purtroppo non basta. Come Telemaco, avresti bisogno dell’esperienza di Ulisse. Invece hai solo D’Alema”.

Ho sentito Sarkozy. Non ha giurato sui figli ma ha guardato i francesi negli occhi, je vous le dis vien dans les yeux, non ho niente da rimproverarmi. Si è atteggiato a vittima di due donne magistrato, della signora guardasigilli, del primo ministro Valls e ha minacciato di tornare all’Eliseo. Un Berlusconi riscaldato nella terra della Grande Rivoluzione: i francesi saranno a tal punto disperati da dargli retta?

“Ragazzo palestinese ucciso per vendetta”, scrive Repubblica. 17 anni, Mohamed Abu Khdeir, viveva a Gerusalemme est. Lo hanno rapito e ammazzato, come tre suoi coetanei, ebrei. Netanyahu, ovviamente, condanna. Ma vorrei chiedergli: “accetterebbe mai che Abu Mazen inviasse una squadra dei suoi bravi a casa degli ebrei ortodossi che si sono presi il sangue di Muhammed, ne cacciasse fuori vecchi e bambini e la radesse al suolo?” Perché questo i soldati di Israele hanno fatto con la casa di famiglia di Amer, presunto killer dei ragazzi ebrei. Lo stato di diritto è un’altra cosa. Israele non avrà pace se Ebrei e Palestinesi non imparano a piangere gli uni del sangue degli altri.

Da corradinomineo.it 

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