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Un lupo solitario

 

I servizi di Intelligence hanno fallito di nuovo. La strage  che è avvenuta il 24 maggio al Museo ebraico di Bruxelles dove hanno perso la vita quattro persone è stata compiuta da un ragazzo francese di ventinove anni, subito noto come il lupo solitario nato a Roubaix, Mehdi Nemmouche, che, durante una precedente detenzione, si è convertito alla religione islamica. Gli indizi contro di lui sono pesanti e univoci e il caso ha molti punti in comune con Mohamed Merah, il giovane che, nel marzo 2012, aveva ucciso prima due soldati, poi il rabbino Jonathan Saddler e tre bambini nella scuola ebraica di Tolosa.

L’arresto di Nemmouche conferma i sospetti della Francia e dell’Europa verso la “guerra santa degli islamici” e, nello stesso tempo, amplifica le paure. Il ragazzo francese è stato  fermato per caso dalla polizia e condannato sette volte per piccoli reati e per rapina ed era noto ai servizi francesi, come Merah. Secondo il procuratore di Parigi, Francois Moulin, è nelle celle, più che nelle moschee, che avviene oggi il proselitismo. I nuovi guerrieri di Allah si convertono alla guerra tra le sbarre.   L’anno scorso Nemmouche è partito da Londra per la Siria attraverso il  Libano e ha compiuto un lungo viaggio passando dalla Malesia, la Thailandia  e Hong Kong prima di arrivare a Bruxelles armato fino ai denti e con un piano studiato in ogni minimo dettaglio.  “Non riusciamo a capire e siamo estereffatti – hanno commen tato i partenti del ragazzo che ha passato gran parte della sua infanzia e giovinezza seguito dai servizi sociali. Questi attentatori jadisti tengono molto a quel che i media dicono di loro e delle loro azioni.

D’altra parte né Merah  né Nemmouche hanno mai lavorato ed è difficile capire, se davvero erano così “solitari”, come siano riusciti a finanziare i loro pellegrinaggi internazionali e poi gli attentati di cui dicono di essere gli unici autori. Il killer di Tolosa era andato in Afghanistan, Siria, Libano, Egitto e Palestina. Nella casa assediata dalle squadre speciali, Merach disponeva di un arsenale composto da un fucile a pompa, da pistole automatiche e mitragliatori. Nella borsa di Nemmouche sono stati trovati un fucile kalashnikov e una pistola. Come il suo predecessore terrorista di Roubaix  Merah,  portava con sé una telecamera (e il suo amico aveva addirittura filmato il suo assalto e lo aveva inviato ad Al Jazeera quando ha ucciso quattro persone a Bruxelles). In un filmato ritrovato dagli investigatori lo si sente dire: “Peccato che la mia telecamera non si sia accesa in azione.” Merah si era coperto il volto, indossando il casco durante la sparatoria mentre Nemmouche è entrato nel Museo ebraico a volto scoperto e con un cappellino. L’unica differenza, in questo identico scenario di orrore tra i due è che Merah è morto durante l’assedio delle forze speciali mentre il killer di Tolosa si è arreso alle forze speciali senza opporre resistenza.  La Francia, a quanto pare, ha il contingente di Jiadisti  più numeroso del vecchio continente, oltre cinquecento partenze da quando è cominciata la guerra civile in Siria. Ma la rete di guerriglieri per l’Islam che c’è in Europa è pronta ad accoglierli e a dar loro ospitalità. Il governo  francese  ha già presentato  un piano anti-jiad e ha istituito un numero verde per segnalare le persone sospette.  “E’ come per le ferrovie, nessuno parla dei treni che arrivano in orario” ha detto con ironia Frédéric  Pechenard  che è stato capo della polizia fino al 2012. Molti chiedono che si sia più severi con il terrorismo per riuscire a fermare le persone sospette. E così il nuovo terrorismo ha provocato nel paese vicino un braccio di ferro sulla sicurezza.

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