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Siria: la vittoria dell’amore

 

Era il 2006 quando Hezbollah celebrò, tra le macerie di Beirut sud, la sua “vittoria divina”. Oggi, nel 2014, il vicino Bashar al Assad, celebra la “vittoria dell’amore”. L’ha classificata come tale lui stesso, con l’accorato messaggio all’amata nazione: ” capisco la vostra gioia per il risultato elettorale, ma sono preoccupato per gli eccessivi festeggiamenti effettuati sperando in aria, il che mette in pericolo la vita di alcuni nostri concittadini”.  Il partito dell’amore, pensato da qualcuno qui in Itali,a sembra prendere forma a Damasco, nella celebrazione di un trionfo amorevole, festoso e corretto, come certificato dagli scrupolosi osservatori inviati da Russia, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Zimbabwe, Uganda.

Ma torniamo all’asse di ferro, all’asse dei vittoriosi, “all’asse dell’amore”: Hezbollah e Assad. Alleati sin qui inseparabili, poi si vedrà, Hezbollah e Assad hanno festeggiato entrambi tra le macerie le loro vittorie. I primi lasciando morire sotto le bombe i loro sudditi, che non avevano dotato di alcun sistema di difesa, mentre loro erano nascosti nei più sofisticati e impenetrabili bunker, il secondo ordinando lui stesso la carneficina che è ancora in atto.

Il simbolo della vittoria dell’amore Made in Assad forse è questo: un prete siriano, Hazouk Hannouche, è stato selvaggiamente picchiato ieri sera, mentre alcuni seguaci del presidente umiliavano un tassista: il suo intervento in favore della vittima gli è costato un occhio, cavato all’istante, per strada. Ma questo non lo leggerete sui tanti siti che piangono due volte al giorno per i “cristiani siriani”.
Le due vittorie, la vittoria divina e la vittoria dell’amore, sono legate da duplice evidenza: 1) senza la prima non ci sarebbe la stata seconda, 2) entrambe non sono vittorie.

Mentre sul primo punto tutti convengono, legate lo sono e indissolubilmente, sul secondo qualcuno si chiede: davvero? Hezbollah è più forte che mai, e Assad torna con un ridicolo ma conseguito 88% dei voti alla presidenza.
Non è così: Hezbollah ormai è considerata la milizia antiaraba da tantissimi arabi, altro che eroi della “vittoria divina”, e Assad ha distrutto il suo Paese, prendendosene, come dice un vecchio proverbio, i cocci migliori.  Tutto questo durerà poco: quello che durerà è la morte dell’Occidente, cinico complice di tutto questo dal 15 marzo 2011: connivente e consenziente. E che il primo complice sia stato Obama ormai non lo diciamo più solo noi, lo dice anche l’ex ambasciatore statunitense in Siria.

* da “Il Mondo di Annibale”

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