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L’Italia si annoia. Caffè del 25 giugno

 

L’Italia nel pallone, con il volto stralunato di Balotelli, il dubbio stampato sul viso di Cassano “ma che volete da me?” E con Buffon che rimbrotta quei ragazzi viziati.  E l’altra Italia, quella con il volto senza rughe e l’abito ben stirato, che si fa strada in politica? “Ha superato la depressione, non ancora in crisi” ha detto un Presidente del Consiglio, a giusto titolo annoiato dai discorsi, stanchi e inutili, che s’è dovuto sorbire due volte in un giorno, prima alla Camera poi in Senato. A un certo punto è andato via per “un impegno istituzionale”. Più istituzionale dell’ultima partita del suo amico Prandelli? Così Maria Elena Boschi, ha avuto campo libero, ha parlato a nome del Premier e, come avrebbe fatto lui, s’è mostrata accanto a Verdini. Un modo per dire: non c’è trippa ragazzi, con la gamba zoppa di Forza Italia passerà ogni legge. Che si tratti poi di buone leggi è un altro discorso, categoria diversa, tutto un altro campionato.

“Immunità deciderà la consulta”; “Evasione e capitali dall’estero, pronta la sanatoria”, doppio titolo per la Repubblica. Ma perché un governo che decreta su tutto, invece sugli evasori e il rientro dei capitali esportati decide di procedere con i tempi di una lumaca? Padoan perplesso. E ti credo! Cosa stiamo aspettando da mesi, che i ricchi imbroglioni spalmino il maltolto in più paradisi (fiscali), che si attrezzino per raddoppiare l’elusione “legale”, e si preparino a pagare tasse e interessi (senza penali) solo su una parte, figurativa, del malloppo?

“Renzi: mille giorni per le riforme. I falchi tedeschi: niente deroghe” l’umore nero si stampa sulla prima pagina del Corriere. E Giannelli mostra la “lumaca delle riforme” che si attarda a salire sull’arca del Noè – Renzi. D’altronde il nostro ex Speedy Gonzales sembra voler adottare ora l’andatura del maratoneta. Ieri ha chiesto “mille giorni per le riforme”, La Stampa. Tre anni ancora nelle stanze ovattate di Montecitorio e Palazzo Madama per i naufraghi di una legislatura nata male. Che in cambio gli dovranno votare di tutto, perché un voto può allungare la vita, del parlamentare! Scrive Massimo Franco: “Il suo discorso (di ieri) è figlio legittimo delle elezioni vittoriose del 25 maggio. Ma consegna una nuova idea di velocità, ricalibrata da tre mesi a tre anni in nome di orizzonti più duraturi; e forse di ostacoli più coriacei del previsto”.

Lo sapete, a me Renzi piace! Nonostante il cinismo e il pressappochismo che talvolta lascia affiorare. Penso che sia una risorsa per l’Italia, e che saprà giocarsela meglio con la Merkel di quanto non avrebbero saputo fare i suoi predecessori. Ma ieri, sentendo qualche suo capo bastone intento a spargere entusiasmo sullemagnifiche sorti e progressive sulla campagna europea del premier, vi confesso che mi scappava da ridere. Angela Merkel ha imposto Junker. Si terrà il commissario all’energia, vero punto focale per i tedeschi che non sentono ragioni quando si tratta di difendere la loro industria energivora. Per di più, cresce la candidatura, per il ruolo di Van Rompuy, della danese Helle Thorning-Schmidt, graditissima alla Cancelliera e persino a Cameron pur essendo una liberale “di sinistra” e per questa una minaccia per le ambizioni della nostra Mogherini. La quale, nel migliore dei casi, da ministro degli esteri junior dell’Italia (“tanto la politica internazionale la curano i capi di stato e di governo”, come si dice nelle cancellerie) diventerebbe commissario europeo junior agli affari impossibili del mondo. La Germani fa il bello e il cattivo tempo. Bravo Renzi, ma non raccontiamo balle.

E poi, diciamola tutta, questo Renzi che cita San Giovanni, patrono di Firenze col fiorino in mano, e disegna un asse tra la città medicea e la Berlino dell’euro, “rigore e crescita”, non mi ha convinto troppo. Siamo in ritardo, caro Matteo, di un quarto di secolo. La parola “crescita”, anche se a pronunciarla fossero banchieri e gnomi germanici della finanza, non basterà a creare lavoro per i giovani italiani, greci e spagnoli. L’euro ha già sfruttato la sua forza propulsiva, mentre l’Europa a 28 (sta per entrare la Croazia)  appare troppo estesa e confusa per occuparsi della moneta tedesca. Oggi la frontiera per il riscatto dell’Europa, caro Renzi, è tutta politica. In qualche modo siamo tornati alla casella di partenza, a quel 1989 quando cadde un muro a Berlino. Cosa diciamo della trattativa in corso fra Putin e l’ucraino Porošenko? Cosa del disastro americano in Iraq?

Se vuoi mille giorni, usali per chiedere gli Stati Uniti d’Europa: una moneta, una politica rigorosa ma solidale, una sola faccia davanti al mondo. Sfida i francesi a ritrovare lo spirito universale della loro Grande Rivoluzione, anche solo nella versione napoleonica. E i tedeschi a riscoprire i filosofi del passato. Kant soprattutto, che usava il rigore per costruire tolleranza e regole contro il potere dell’abuso. Aiuta i francesi a dimenticare la Vandea e Vichy, i tedeschi a combattere quell’arrogante senso di impotenza che per due volte li ha trasformati in carnefici, alla fine, suicidi.

Forse avrei detto cose così, se mi fosse toccato di parlare in Senato mentre in Brasile si consumava il disastro di Prandelli. Ma in Parlamento solo i partiti decidono chi possa parlare. E tu ti annoi, Matteo. Ma ben ti sta!

Da corradinomineo.it

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