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Se io fossi Matteo Renzi… Lettera aperta a Piero Pelù

 

Poi la chiudiamo qui, promesso, perché oggettivamente non è proprio di un partito serio e di una stampa degna di questo nome trascorrere giorni a dissertare delle affermazioni, a dire il vero piuttosto discutibili, di un cantante al Concertone del 1° maggio. Tuttavia, trattandosi di parole che, meritatamente o immeritatamente, si sono guadagnate l’attenzione di tutte le testate nazionali, suscitando un vespaio di polemiche all’interno del Partito Democratico, mi è sembrato opportuno formulare una piccola riflessione in merito. Per qualche minuto, ho immaginato di trovarmi al posto di Matteo Renzi, di essere diventato segretario del primo partito italiano e presidente del Consiglio, e di dover fornire una risposta a Pelù per chiudere l’incidente. Al posto di Renzi, io avrei scritto questo:

Caro Piero,

incontriamoci. Sì incontriamoci, perché ciò che hai detto sul palco di piazza San Giovanni mi ha profondamente colpito e turbato. Non tanto per i toni e per i modi con i quali ti sei espresso, per carità, ma per l’intensità e la durezza delle tue affermazioni. Ammetterai che si tratta di parole piuttosto gravi: non tanto nei miei confronti, la critica a chi è situato ai vertici delle istituzioni è sacrosanta e spesso benefica, quanto soprattutto nei confronti di coloro che dal prossimo 27 maggio percepiranno gli 80 euro che tu hai gentilmente definito un’“elemosina”. Ora, chiariamoci: non ho mai pensato che 80 euro in più al mese possano cambiare la vita di una persona ma ti assicuro che per chi è costretto a vivere con circa mille euro al mese, o anche meno, questa piccola somma rappresenta una boccata d’aria, un aiuto psicologico, l’idea di avere uno Stato amico e non vessatore e, più che mai, mette in risalto un’attenzione, una vicinanza, una comprensione del dolore che in questi anni di austerità e liberismo, dogmi tecnocratici e vincoli europei insostenibili è drammaticamente mancata. Sì, lo so: si tratta di una misura discutibile nei metodi perché gran parte della manovra non è strutturale bensì si basa su una tantum per le quali dovremo trovare le coperture nella prossima Legge di Stabilità; sul punto hanno ragione i commentatori e fanno bene a mettermi in guardia dai rischi che corro sia io personalmente sia il governo da me presieduto se in autunno non dovessi trovare le coperture strutturali per il 2015 e gli anni a venire, ovviamente evitando di andare ad intaccare quei settori (scuola, università, ricerca, sanità, pensioni, enti locali ecc.) che in questi anni hanno pagato i costi altissimi della crisi, facendosi carico, con sempre meno risorse, della tenuta sociale e civile del Paese che senza di essi sarebbe letteralmente esploso.

Tuttavia, caro Piero, vorrei incontrarti soprattutto per un altro motivo: sotto il palco, infatti, c’erano quasi trecentomila giovani e io li ho visti piuttosto concordi mentre lanciavi accuse feroci nei nostri confronti. Ecco, è per quei giovai che dobbiamo esercitare al meglio la nostra azione di governo: senza populismo, senza demagogia, senza piegare ogni giusta misura a ragioni meramente elettorali, guardando al futuro, alle prossime generazioni, come insegnava quel grande europeista di De Gasperi che oggi tutti citano ma di cui nessuno o quasi segue gli insegnamenti e l’esempio.

Vorrei incontrarti insieme a Fiorella Mannoia, che il 1° maggio è andata a cantare a Taranto, in quella terra di fatica e sudore, nella regione di Giuseppe Di Vittorio, in una città devastata dall’avidità di pochi e dal sacrificio barbaro dei diritti dei lavoratori, posti di fronte al bivio inaccettabile fra la salute e il lavoro, fra la vita e il guadagno, fra la povertà più assoluta e una morte lenta e maledetta. Pertanto, vorrei che fossero con noi anche i segretari dei principali sindacati perché i corpi intermedi sono essenziali per la ricostruzione morale e civile di una Nazione sfibrata da trent’anni di individualismo e massacro sociale, nel quale si sono andati progressivamente perdendo i diritti e la dignità dei lavoratori, nel quale si è affievolito il concetto stesso di democrazia, nel quale stanno scomparendo i partiti, sostituiti da organizzazioni leaderistiche e prive di un’ideologia, di una visione, di un orizzonte, direi quasi di un senso, di una ragione di esistere. No Piero, così non funziona, non può funzionare: così la società si degrada e gli ultimi rimangono sempre più indietro mentre noi, come disse Nenni a proposito dei socialisti, siamo nati “per portare avanti quelli che sono nati indietro”, non per lasciarli lì dove sono, ai margini, esclusi e macerati dal rancore e dalla disperazione.

Naturalmente, a proposito di partiti, ho fatto un giro di telefonate all’interno di quello di cui ho l’onore di essere segretario per raccomandare a tutti di non reagire in maniera scomposta, di non attaccarti frontalmente, di rispettare il tuo pensiero e ho invitato i principali dirigenti all’incontro, in modo da renderlo più ricco, più fruttuoso, più costruttivo per noi e per la comunità. L’ho fatto perché ho ben presente la nostra storia, le nostre battaglie negli anni del berlusconismo, i nostri sit-in, le nostre manifestazioni, il nostro sostegno ad associazioni come Articolo 21 e il Move On, ai Girotondi di Nanni Moretti, a straordinari intellettuali come Biagi e Santoro, cacciati, a suo tempo, perché sgraditi a colui che per tanti anni ha governato male questo Paese, conducendolo nel baratro di una crisi di cui pagheremo le conseguenze ancora a lungo. Noi, caro Piero, siamo diversi. Noi siamo la sinistra: una sinistra orgogliosa, forte delle sue idee e sicura di sé, non presuntuosa e, dunque, aperta al dialogo, pronta a far tesoro delle critiche, comprese quelle che ci fanno star male, per non ripetere gli errori del passato e costruire insieme un avvenire migliore. Noi siamo per la libertà di stampa e di pensiero e, pertanto, ben venga che un cantante attacchi il presidente del Consiglio davanti a una moltitudine di giovani che, probabilmente, in molti casi, la pensano esattamente come lui. È per loro, ripeto, soprattutto per loro che vorrei organizzare quest’incontro: per chiederti cosa hai provato in quel momento, cosa hai visto nei loro occhi, quanto rassegnato risentimento e quanta speranza c’era nei loro sguardi e fare del mio meglio per indurli non a darmi il voto in vista delle Europee ma a tornare a credere in se stessi e nelle proprie immense possibilità. Se arriva anche il voto meglio, non sono ipocrita, ma in questi pochi mesi a Palazzo Chigi ho capito una cosa: se tu hai potuto dire quello che hai detto e molti si sono visti concordi, se Grillo e il Movimento 5 Stelle non hanno perso nemmeno un voto e, forse, cresceranno pure è proprio perché noi, per troppo tempo, non abbiamo svolto il nostro mestiere, non siamo stati in grado di presidiare i luoghi dell’emarginazione e del degrado che senza una sinistra forte, autorevole e coraggiosa impiegano assai poco a trasformarsi in sacche di livore destinate ad essere strumentalizzate dal populista demagogo di turno.

Con simpatia. Ovviamente, sono cosciente del fatto che tutto ciò non accadrà mai. Proprio per questo, ho improvvisato questa lettera volutamente ingenua.

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