Giovani italiani nelle “pandillas” sud americane

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di Piero Innocenti 

 

Recenti episodi di criminalità (risse con lesioni, tentati omicidi, rapine) verificatisi in alcune città del nord (Milano, Torino e Genova) ad opera di giovani e giovanissimi, per lo più stranieri di provenienza sudamericana, hanno destato nuovamente una forte preoccupazione negli ambienti investigativi. Un fenomeno, questo della formazione di “bande sudamericane”, che si è venuto sviluppando in Italia almeno da una decina di anni e che non va sottovalutato. A conferma di quanto detto, l’operazione della Polizia di Stato di Milano, un paio di anni fa (febbraio 2012), a conclusione di indagini sviluppate per alcuni mesi e concluse con l’arresto di 25 giovani accusati di gravi episodi di violenza. Ed ancora la “lezione” data dai “latinos”, a Milano, il 29 aprile sempre del 2012, a due giovani salvadoregni che volevano abbandonare la gang. L’ultimo episodio è del 24 marzo 2014, ancora a Milano, con l’arresto di un giovane italiano, sospettato, insieme ad altri coetanei ecuadoriani e dominicani, pure fermati dalla polizia, di far parte dei noti Latin King’s. In particolare, l’italiano, che nascondeva un pistola con caricatore nelle scarpe da tennis, aveva il tatuaggio di una corona a cinque punte, il simbolo della banda. Nelle tasche, tre fogli con il rituale del giuramento per entrare a far parte del gruppo.

Si tratta di giovani, anche minorenni,in prevalenza figli di migranti, spesso giunti nel nostro paese per ricongiungersi con i genitori, che, “catapultati” in un contesto sociale nuovo in cui si sentono emarginati e con evidenti difficoltà di inserimento, isolati culturalmente, non trovano altre possibilità di affermazione se non nella forza del gruppo etnico e nella pratica della violenza. Uso della forza che non è, in realtà, espressione di un programma criminoso ma che viene quasi sempre utilizzato solo in caso di contrasti con altre bande o all’interno dello stesso gruppo per ottenere (e conservare) il rispetto del capo da parte degli altri membri. I giovani delle “maras” ( il termine deriva da “marabunta”, la migrazione in massa di voraci formiche amazzoniche che divorano tutto quello che incontrano) o “pandillas” (in spagnolo indica un gruppo di persone che si uniscono per fare qualcosa), sono di origine portoricana, peruviana, colombiana, ecuadoriana. Questi ultimi formano il gruppo dei Latin King’s (nati a Chicago negli anni Quaranta da latino americani), caratterizzato da un’organizzazione gerarchica ben strutturata che ha come finalità “istituzionale” quella di “estendere nel mondo la Nazione dei Re Latini, organizzazione operante a livello mondiale che pone l’accento sulla solidarietà “culturale” per recuperare dalla strada i giovani sudamericani.

I Latin King’s, riconoscibili anche dai colori nero e oro giallo (simboleggiano la morte e la vita) che caratterizzano i loro vestiti e ornamenti,contano migliaia di affiliati nel mondo. Ai “latinos” si contrappongono i Netas, altra banda , il cui gruppo originario è di Portorico, diffusa in Spagna e Italia, che deriva dalla parola spagnola “puneta”, ad indicare una persona o una cosa che dà fastidio. Formule, rituali, giuramenti e simboli caratterizzano la vita di queste bande: le cinque regole su cui prestare giuramento per l’affiliazione nei Latin King’s basate sui valori del rispetto, della onestà, sincerità, unità, amore e impegno, o l’unione delle due mani a forma di cuore che rappresenta la fedeltà al gruppo da parte di un affiliato ai Netas. Anche per questi ultimi i cinque principi da osservare che fanno riferimento alla terra, alla bandiera, alla causa del gruppo, alla disobbedienza che va punita severamente. Le donne hanno, almeno per ora, un ruolo meno rilevante all’interno del gruppo e per essere ammesse è necessaria l’iniziazione sessuale con il capo. Un aspetto primitivo che è emerso anche in alcune indagini italiane.  Molti anni fa elementi della criminalità cinese, di quella nigeriana, solo per citarne due, iniziarono la loro penetrazione in Italia in modo silenzioso, costituendo “innocue” associazioni culturali di immigrati. Ci volle del tempo prima che ci si rendesse conto della reale minaccia criminale. Oggi, quei gruppi criminali, divenuti insieme a gruppi di altre etnie,stanziali e ben strutturati sul territorio, convivono con le mafie nostrane di cui hanno assunto anche diversi tratti tipici e concorrono al “fatturato” dell’azienda criminale italiana.

Da liberainformazione.org


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