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Critica della beatificazione

 

Da credente, sono indifferente alla beatificazione.

La vedo come una inutile “certificazione di qualità” di cui le persone buone non hanno alcun bisogno.
Chi ha passato la vita al servizio dei poveri è il primo ad averlo fatto non per essere premiato. Ma perché vedeva negli ultimi l’immagine di Cristo. O forse semplicemente perché era giusto dare una mano a chi aveva bisogno. come fanno tanti non credenti.
Nel Vangelo, c’è il bellissimo passo in cui Dio dà atto ai giusti di averlo sfamato quando aveva fame e aiutato in altre necessità. Ma i giusti non capiscono, non si ricordano, perché per loro è stato i gesto naturale, umanitario, direi “politico”.
Non un’ “opera buona”. calcolata per sentirsi più vicini al divino, ma un’esigenza dettata dalla parentela umana.
C’è poi la procedura per la canonizzazione che è perfino imbarazzante, con la previsione del miracolo da allegare alla richiesta. Un supplemento di prova, che toglie valore al vero miracolo di una vita dedicata agli altri.
Per non parlare dei santi “indegni”, canonizzati dopo aver procurato sofferenze e morti nella inquisizione.
Domenica ci sarà la grande kermesse della doppia beatificazione. Due grandi e amati papi  saranno fatti santi. Rispetto chi si entusiasma, ma per me non cambierà nulla nella mia considerazione dei loro pregi e difetti, né diventeranno più “potenti” per intercedere nella richiesta di miracoli personali, visto che non ne chiedo, perché non intendo tentare Dio nel favoritismo.
Per me il vero miracolo è non dimenticarsi di chi è nel bisogno.
E battersi ogni giorno contro  l’ingiustizia che l’opprime.
Perché la provvidenza siamo noi.

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