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Otto Saggi uccisi in Somalia

 

Otto Saggi, gli Helders provenienti dalla Regione del Basso Shabelle – al confine meridionale della Regione Banadir di Mogadiscio – sono stati trucidati ieri vicino al ponte di Buur Hakaba, a circa un quarto della strada che percorrevano fra Baidoa e Mogadiscio. Gli otto avevano partecipato lo scorso tre marzo, proprio a Baidoa, alla costituzione della “Amministrazione Sudovest somala”, una maxiregione composta dall’intero meridione somalo, cioè da tutte e sei le regioni che lo compongono: Basso Shabelle, Bai, Bakol, Gedo, Basso Juba e Medio Juba.

Le ultime tre regioni, nei mesi scorsi, erano già state inglobate nell’Amministrazione Provvisoria del Juba con capoluogo Kismayo e con Ahmed Madobe governatore. La nomina di Ahmed Madobe era stata sostenuta dal Kenya ed accettata, non senza contrasti, dal Presidente Mohamud dopo pressioni internazionali. Ma l’influenza di Ahmed Madobe è risultata circoscritta a Kismayo e solo grazie al sostegno delle truppe keniote, mentre gli è rimasto ostile il resto delle tre regioni  chiamate a comporre l’Amministrazione Provvisoria del Juba.

In reazione alla nomina a governatore di Ahmed Madobe si erano riuniti  a Baidoa – la città più sicura dagli attentati di Al Shabab perché presidiata dalle truppe Etiopi – i Saggi appartenenti alle sei regioni del Sud Somalia per decidere, come poi deciso il tre marzo, l’unificazione dell’intero meridione col nome di “Amministrazione Sudovest somala” ponendo a capo della nuova struttura  Madoobe  Nuunow, personaggio già noto quale antagonista dell’ex Speaker del Parlamento di Transizione della Somalia Sharif Hassan Sheikh Adan (detto “Sakin”, lametta).

Quest’ultimo, originario anch’egli di Baidoa, temendo le decisioni che poi hanno in effetti adottato gli Helders delle sei regioni meridionali, ha tentato a sua volta di compattare le tre regioni rimaste fuori dall’Amministrazione Provvisoria del Juba di Ahmed  Madobe, ma ha avuto la peggio perché né Madobe, né Sakin hanno il sostegno popolare. Tanto è vero che proprio oggi è in corso a Baidoa una grande manifestazione contro Sakin accusato di aver portato in città un aereo carico di armi da Mogadiscio per impedire l’operatività dell’Amministrazione Sudovest somala.

Il deputato Sheikh Aden Mahamed Nur, componente della Commissione parlamentare per la sicurezza, accusa apertamente il Presidente Mohamud di sostenere Sakin avendo avallato la partenza dell’aereo da Mogadiscio per Baidoa pieno di armi illegali. Del resto il Presidente Mohamud è contro l’accorpamento delle sei regioni del Sud. E’ in questo contesto che ieri è avvenuta la strage degli otto Helders. Il rappresentante militare del Governo federale della regione di Bai, in cui si è svolto l’attacco omicida, ha addebitato l’attentato agli Al Shabab, ma l’organizzazione terrorista ha smentito parlando con un giornalista della BBC.

Si deve aggiungere che gli otto Helders erano del clan Dir, sub clan Biyamal, stanziati nelle fertili terre di Afgoye, a circa trenta chilometri a nordovest di Mogadiscio, e proprio per questo nel mirino del potente Clan Awiye, subclan Habar Gidir con il quale si erano accesi scontri armati all’inizio dell’anno. Per questo Biyamal aveva revocato la fiducia al governo Mohamud. L’ONU, a seguito di verifiche, aveva poi segnalato a febbraio una fuga di armi dai depositi governativi proprio verso questo contrasto clanico.

* http://primavera-africana.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-1

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