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Caso Moro, oggi le parti di verità mancanti vanno cercate più nelle condotte dei cosiddetti uomini dello Stato che in quelle delle Br

 

Una richiesta ricorrente all’indomani di nuove rivelazioni, vere o presunte sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro e dei cinque uomini che componevano la sua scorta: istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, desegretare gli atti.  Che sia #lavoltabuona e  non uno stanco rituale. L’ultima richiesta di una commissione parlamentare, firmata da numerosi deputati, risale al 24 luglio del 2013.  “A trentacinque anni di distanza il caso Moro è ancora una pagina densa di misteri e di enigmi, si legge. Le precedenti commissioni sul terrorismo e sulle stragi hanno prodotto un enorme mole di lavoro, ma non è stata fatta piena luce: nuove rivelazioni e nuove dichiarazioni hanno fatto emergere azioni e omissioni che ruotano sul sospetto, sempre più connotato da certezza che la morte di Moro poteva essere evitata. Ancora troppi sono i lati oscuri dell’azione terroristica e di quella difensiva dello Stato”.

Ma è arrivato il momento di fare un passo ulteriore e  contribuire alla ricostruzione della verità del caso Moro con una grande operazione di trasparenza cioè desegretando tutti gli atti esistenti riguardanti questa drammatica vicenda. Scrive il sito www.vuotoaperdere.org. :  “Nel 2007, nella legge n. 124 che ha riformato i servizi segreti, è stato finalmente affrontato il problema del segreto di Stato portando il periodo massimo di tempo con cui un documento può essere considerato top secret a 30 anni. Purtroppo manca il regolamento che deve regolamentare la desegretazione e quindi la legge non può essere applicata. Ecco a cosa può servire realmente la Commissione. Qualcuno sa spiegare che ci fa una mappa di via Caetani sotto segreto di Stato? Oppure perché una lettera del dirigente del I Distretto di Polizia (quello che intervenne in la mattina del 9 maggio) al Ministro dell’Interno debba ancora essere un affare riservato?”

Molti documenti prodotti dalla Commissione Stragi relativi al Caso Moro, custoditi presso l’Archivio storico del Senato, (sicuramente quattro riguardano proprio i fatti di via Caetani), non sono disponibili perché segretati, sarebbe importante contribuire alla ricerca della verità liberando tutti gli atti esistenti anche quelli a cui si riferì il presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, in una famosa intervista al settimane Panorama (13 marzo 2008). Pellegrino parlò dell’esistenza di ’27 faldoni relativi al caso Moro’ custoditi presso la ‘Segreteria speciale del ministero dell’Interno’, di 60 faldoni che, pur non riferendosi direttamente al caso Moro, potrebbero tuttavia contenere atti di interesse – 22 faldoni sono riferiti a ‘Brigate rosse’, 9 ad attentati, risoluzioni e sequestri di carteggio nei loro covi, 22 ad ‘Autonomia operaia’, 7 a ‘Unione comunisti combattenti’ e ‘Partito comunista combattente’, e di altri 24 faldoni inerenti il rapimento e l’uccisione di Moro archiviati dal Servizio segreto civile (l’allora Sisde). Oggi le parti di verità mancanti vanno cercate più nelle condotte dei cosiddetti  uomini dello Stato che in quelle delle Brigate Rosse.

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