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Caso Alpi-Hrovatin. Tutte le opinioni sono lecite, le accuse gratuite no

 

Leggo con una certa sorpresa il pezzo di Massimo Alberizzi sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Alberizzi, che certamente conosce bene la Somalia, parla di giornalisti e di tesi precostituite artificiosamente in relazione alla connessione tra il duplice delitto di Mogadiscio e il traffico internazionale d’armi. Non trovo però nelle argomentazioni di Alberizzi nessun elemento oggettivo e neppure nessun indizio che possa incoraggiare una lettura diversa. Si tratta di semplici opinioni. La relazione dell’Onu che indica nella Shifco la compagnia legata al trafficante Monzer Al Kassar nel traffico internazionale d’armi verso la Somalia e la ex Yugoslavia è un dato certo e non confutabile corredato di riscontri, nomi e cognomi, date e luoghi. Dati e informazioni confermate da più fonti: una importante inchiesta della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti militari polacchi e, indirettamente, anche dai nostri. Notizie che sono certo di aver pubblicato per primo in Italia assieme al collega Luciano Scalettari e non certo per ricavarne fama e notorietà. Allo stesso tempo è certo che Ilaria si stesse occupando proprio della Shifco. Quali tesi precostituite quindi ??
Alberizzi vuole forse mettere in discussione il fatto che proprio la Shifco fosse al centro dell’interesse di Ilaria e che fosse la ragione del suo ultimo viaggio a Bosaso per intervistare il Sultano? E che proprio a Bosaso in quei giorni una nave Shifco fosse presente e fosse stata sequestrata?

D’altronde le tesi (perché di tesi si tratta) di Alberizzi mi sembrano fondate solo su opinioni e sono singolarmente identiche a quelle già espresse da Carlo Taormina (al tempo in cui era presidente della commissione parlamentare di inchiesta e fantasticava di un complottomediatico-giudiziario di cui avrei fatto parte anche io) e a quelle espresse dall’avvocato difensore di Giancarlo Marocchino, presente a Mogadiscio all’epoca del delitto Alpi Hrovatin ( e mai toccato dall’inchiesta) pacificamente legato a Guido Garelli (responsabile del progetto Urano – smaltimento di rifiuti tossici) e a Roberto Ruppen , procuratore fiduciario, assieme a Ferdinando Dall’O’ , del governo somalo di Alì Mahdi e, contemporaneamente (assieme al Dall’O’) membro (sin dal ’92) dell’operazione Botticelli, organizzata da Marcello Dell’Utri, per la trasformazione di Publitalia in Forza Italia. In tutto questo non ci sono testimoni solmali prezzolati e di scarsa attendibilità ma solo documenti ufficiali di enti giudiziari, statali o di diritto internazionale. Se Alberizzi sa che questi documenti e queste informazioni sono falsi e frutto di tesi precostituite (di chi vede un complotto dove non c’è) , che hanno impedito alla magistratura di svolgere bene il proprio lavoro, lo dica apertamente facendo nomi e cognomi e assumendosi le proprie responsabilità. Su un punto Alberizzi ha ragione: ciò che manca per chiudere il cerchio è il legame diretto tra gli esecutori materiali del duplice omicidio e il traffico d’armi. Ma poiché degli esecutori materiali non si sa nulla nonostante, come dice Alberizzi, bastino 1000 dollari per procurarsi decine di testimoni…D’altronde mi chiedo se sia compito del giornalismo riempire questa lacuna. Non credo. Tutte le opinioni sono lecite, le accuse gratuite no.

* Coautore con Luciano Scalettari di 1994, l’anno che ha cambiato l’Italia

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