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Siria, i dolori del giovane Kerry

 

Il segretario di stato americano incontra parlamentari Usa e ammette: in Siria stiamo fallendo. Poi nega, probabilmente perché non c’è una via nuova.

In un’ora di colloquio a Monaco, città simbolo della improduttività cedevolismo politico nei confronti dei tiranni, il segretario di stato americano avrebbe ammesso che la politica seguita sin qui dalla sua amministrazione in Siria sta fallendo ed è giunta l’ora di cambiare rotta.

Questo però è stato riferito da fonti repubblicane e dalla Casa Bianca è subito giunta una messa a punto: non è così. Non si può che seguitare a perseguire una pace negoziata con i nostri alleati internazionali.

Questa precisazione però ha due punti deboli: che si stia perseguendo una soluzione negoziata e che la Casa Bianca abbia dei partner internazionali. Il che forse è vero, ma non è chiarito chi siano: la Russia? L’Arabia Saudita? L’Iran? Israele? Chi di questi sarebbe partner in Siria o per la Siria?

Dopo tre anni di conflitto e conseguenze devastanti, dopo che il mese in cui sono cominciati i “negoziati di pace” è stato anche il mese con il numero più alto di morti, quasi 7000, dire che non c’è alternativa a una soluzione negoziata del conflitto sembra meno onesto del dire che “la nostra politica sta fallendo”, anche se la politica Usa fosse davvero solo e soltanto la ricerca di un accordi di pace.

La Siria è un Paese distrutto, dovrebbe partire di qui Bashar al-Assad, per capire che lui comunque ha perso. Non altrettanto si può dire però dei suo partner internazionali. Ma gli Usa che tre anni dopo devono prendere atto che si sono smarriti nel dedalo delle distruzioni siriane non danno una buona prova di “leadership”. La Casa Bianca sembra in un vicolo cieco… Un vicolo cieco e rosso, visto che in quel vicolo si vede solo sangue.

Da ilmondodiannibale.it

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