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Social street, quando i vicini di casa tornano a essere una risorsa

 

A pochi mesi dalla nascita della prima social street a Bologna, in via Fondazza, se ne contano oltre 150 in Italia, mentre tutto il mondo le osserva con interesse. Alla base, il recupero della conoscenza del vicinato e della fiducia reciproca. Un sistema anticrisi e antispreco

BOLOGNA – Cosa non farebbe un papà per fare felice il suo bambino. Potrebbe addirittura inventarsi una Social Street, una strada sociale che parta da via Fondazza a Bologna e arrivi ai quattro angoli della terra. Il papà in questione è Federico Bastiani, freelance bolognese di 36 anni che, dopo essersi trasferito in centro, si è accorto di non conoscere i suoi vicini, pur vivendoci a contatto da anni. Soprattutto, si è accorto che Matteo, suo figlio, non aveva amici con cui giocare. Così, ha chiesto aiuto a Facebook alla ricerca di coetanei. Era lo scorso settembre. Il seme di Social Street sta tutto qui: nella riscoperta del valore di conoscere gli altri, meglio se a partire da quelli con cui condividi l’ascensore. “All’inizio, eravamo 70, oggi siamo 830, 840. Pensare che tutto è cominciato con quei pochi volantini che mettevo sotto le porte mentre portavo fuori la spazzatura o andavo a fare la spesa”, racconta Bastiani, che di certo non pensava di dar vita a un sistema così ampio.

Oggi, sono più di 150 le social street in tutta Italia, da Milano a Roma, da Finale Ligure a Lecce, da Vernazzola a Mantova. Passando, per modo di dire, da Brasile, Argentina, Stati Uniti, Francia, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda. “Io abito al primo piano: vedevo via Fondazza solo come una via lunga e stretta, con altissimi condomini da entrambi i lati. Allora ho chiesto su Facebook se qualcuno poteva aprirmi i balconi agli ultimi piani, per fare qualche foto. Mi rispose anche questo signore neozelandese, un professore. Ha vissuto i primi due mesi della nostra social street, oggi è tornato in patria, ma ha portato là le nostre idee”.

Lo slogan di Social Street è ‘Dal virtuale al reale’: si passa dalla conoscenza on line a quella della quotidianità. Si parte da un gruppo su Facebook, poi si passa a un caffè insieme, poi a una cena, poi a una festa in strada: “L’idea di Social Street non deve essere travisata: alla base di tutto c’è la conoscenza dei vicini e l’instaurazione di un rapporto di fiducia. Poi, si può passare anche al mutuo aiuto: un seggiolino che non si usa più, un aiuto per tenerti il bambino mentre sei impegnato. Una specie di banca del tempo. Si scoprono interessi condivisi: così, il trekking può diventare una gita di gruppo. Tutto nasce dal concetto di conoscere chi ti sta attorno, tutto nasce spontaneamente”.

Quello che arriva poi, è nel naturale ordine delle cose: lo scorso dicembre ha preso fuoco un palazzo della strada. È stato completamente sgomberato e una ragazza sfollata ha scritto un post nel gruppo chiedendo aiuto. Tra i vicini, c’è chi l’ha invitata a cena e chi ha pranzo, chi ha messo a disposizione il proprio monolocale libero per vacanze di Natale. Il 15 dicembre è stato organizzato lo scambio degli auguri tra vicini sconosciuti, una specie di flash mob: “Ci siamo ritrovati per strada accompagnati da musicisti di sax, di ocarina, di pianoforte e chitarra. Quasi 100 persone hanno invaso la strada, mentre chi era rimasto in casa si affacciava alle finestre con le candele accese”. Anche alcune attività della via hanno aderito: c’è il bistrot che ha un menù per fondazziani a un prezzo più basso, e il cinema che il martedì sera fa uno sconto ai residenti. Lo stesso cinema nel quale, solo pochi giorni fa, si è svolto il Mummy Cinema: “Al primo incontro in strada, mia moglie ha scoperto che il proprietario del Roma è un nostro vicino di casa. Da quella semplice notizia è nato il progetto, per invogliare le neomamme – ma anche i neopapà – a non trascurare la passione per il cinema”: sono entrati con le carrozzine, le mamme hanno potuto allattare in libertà senza preoccuparsi di qualche pianto o gridolino dei piccoli cinefili. Domenica 9, poi, inaugurerà ‘Volti di via Fondazza’, una mostra fotografica per creare memoria storica.

Federico Bastiani – che Riccardo Luna, giornalista, primo direttore di Wired Italia, inserisce al numero 21 dei Top 100 innovatori del 2013 – racconta che Social Street gli ha cambiato la vita: “Ogni giorno ricevo mail di persone che vogliono replicare il modello via Fondazza, considerato incubatore di best practices del buon vicinato”. Ora, si prova a ripensare il verde urbano e gli orti di strada, con la collaborazione del Comune, che nei cittadini sociali ha scoperto ottimi interlocutori.
“Matteo oggi ha tanti amichetti. Si trovano insieme in spazi comuni per giocare. Sono felice del clima che oggi si respira nella nostra via”. (Ambra Notari)

Da redattoresociale.it

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