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Legge elettorale, l’appello dei costituzionalisti. Lettera ai deputati

 

Gentile Onorevole,
le trasmetto l’ appello di autorevoli costituzionalisti e giuristi, già reso noto dalla stampa con un elenco delle adesioni che si sono aggiunte ai primi firmatari.  L’appello mette in luce i gravi sospetti di incostituzionalità che gravano sul progetto di riforma elettorale in discussione in questo momento alla Camera, evidenziando che il meccanismo elettorale escogitato, attraverso i meccanismi del premio di maggioranza, delle soglie di sbarramento e del voto bloccato, rende possibile una grave distorsione della volontà espressa dal corpo elettorale  fino al punto da causare quella che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 1/2014 ha definito “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”.

Ciò comporta una grave violazione dei principi  che attengono all’esercizio del diritto/dovere di voto da parte dei cittadini, che la Costituzione vuole “uguale” e “libero”, attraverso il quale trova la sua principale esplicazione il principio cardine del nostro ordinamento democratico, cioè che la sovranità appartiene al popolo (art. 1 Cost.).

Inoltre il sistema delle liste bloccate pregiudica quel principio di antica civiltà giuridica che esclude il vincolo di mandato (art. 67 Cost.) riproponendo di nuovo un Parlamento composto unicamente di nominati dalla segreterie dei partiti. In definitiva il sistema delineato dalla riforma presenta gli stessi inconvenienti costituzionali e politici del vecchio porcellum e contrasta con la Costituzione e con una specifica pronuncia della Corte Costituzionale.

Poichè le censure di incostituzionalità sono state respinte dai principali attori politici con il richiamo ad argomenti di opportunità politica, enfatizzando l’obiettivo della governabilità, c’è un’ulteriore osservazione che dimostra che il sistema elettorale prefigurato fallisce anche gli obiettivi che i suoi proponenti si sono proposti: non c’è nessuna garanzia che i meccanismi che assicurano la “governabilita” operino nello stesso senso nelle due Camere. Infatti, finchè c’è il Senato, che ha un elettorato diverso per età da quello della Camera, si possono avere due risultati difformi nei due rami del Parlamento: o che il premio di maggioranza nella Camera dei deputati vada a una coalizione diversa ed opposta rispetto a quella del Senato, o addirittura che il premio scatti al primo turno per una Camera e solo col ballottaggio per l’altra, in modo tale che il voto al secondo turno diventerebbe una specie di rivincita nei riguardi di chi ha conquistato il premio nel primo.

In tale ipotesi, che non è affatto irrealistica alla luce dello scarto minimo che si è manifestato in passato fra i due principali competitori politici, non solo l’ingovernabilità sarebbe massima, ma anche il caos, con due coalizioni supermaggioritarie in conflitto dall’uno all’altro ramo del Parlamento.  Quindi la nuova legge elettorale, oltre ad essere palesemente incostituzionale, quali che siano le intenzioni dei suoi promotori, diventerebbe la via, attraverso la quale, con nuove elezioni, la Repubblica verrebbe gettata definitivamente nel caos.

* Per l’Associazione per la Democrazia Costituzionale

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