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1914. Caffè del 10 febbraio 2014

 

Parliamo di Europa. Oggi Il Corriere della Sera apre con il referendum che si è appena tenuto nell’Unione Elvetica: “La Svizzera chiude agli immigrati”. Passato per un soffio, è un voto che rimette in questione l’accordo con l’Unione Europea sulla libera circolazione. Un voto non immediatamente esecutivo ma che, certo, dà fiato ai peggiori nazionalismi e alle destre xenofobe. Irridente, Marine Le Pen ha subito chiesto “Ora che farà l’Europa, manderà i carri armati?”. No, evidentemente. Ma certo l’Unione dovrà rinegoziare con la Svizzera. E forse suonerà – ed era ora – un campanello d’allarme.

Un’Europa, inconsapevole, ha creduto di poter crescere senza sciogliere i nodi politici della sua fondazione: quali debbano essere i poteri del Parlamento, quale il rapporto tra Governi Nazionali e Governo Europeo, e tra zona Euro ed Europa più larga. Così ora, dopo la crisi e a causa della crisi, persino quella solenne promessa che si fecero davanti, ai caduti, Mitterrand e Kohl, “mai più guerre nel cuore d’Europa”, può essere messa a rischio da egoismi simili a quelli che causarono il disastro un secolo fa. Dall’illusione tedesca di riproporre l’antico ruolo “semi egemone” della Germania – ne ha scritto Habermas in un saggio pubblicato anche da Repubblica.

Perciò fa bene Sergio Romano a sottolineare il rapporto tra questa crisi svizzera sulla libera circolazione e la pretesa tedesca di imporre al sud del continente una politica di rigore, che fabbrica recessione,  moltiplica la disoccupazione, in particolare dei giovani, alimenta il rancore verso un nord del continente che drena liquidità dal sud e si permette uno stato sociale e solidale, non più europeo, però,  ma pan tedesco. Ha ragione Tsipras a chieder un ribaltamento della politica europea. E la presentazione, nel suo nome, di una lista anche in Italia può portare aria nuova nel nostro dibattito politico. Ma io condivido in pieno quel che ha scritto ieri Pippo Civati. Sbaglieremmo, noi che abbiamo fatto la scelta del Pd, e sbaglierebbero gli elettori del Pd, se ci facessimo – o si facessero –  indurre a correre sotto le bandiere del “Greco”, per dare una lezione al “Tedesco”, Martin Schultz.

No, dobbiamo batterci perché cambi radicalmente la linea del partito democratico “Semplicemente penso – scrive Civati – che il Pd debba cambiare linea rispetto alle politiche europee. E che il fenomeno Tsipras, anziché limitarsi a rappresentare la sinistra del Gue in Europa, debba contaminare il dibattito di tutta la nostra parte” perché “ non è più accettabile un’Europa così. Anzi, così l’Europa muore insieme all’Italia. E Merkel dovrebbe sapere che l’uscita dall’euro dei paesi del Sud sarebbe una sciagura per i paesi del Sud, ma anche per la Germania.” Saprà Renzi rispondere a queste sollecitazioni? È nel suo interesse. Se non lo facesse, se mandassimo in Europa gli scarti della nostra politica, se continuassimo ad allinearci alle scelte dell’SPD, magari con una timida sottolineatura critica, beh, le elezioni Europee potrebbero far abortire anche il suo tentativo di muovere a ritmo di corsa lo stato arcaico che ci ritroviamo, e di smuovere una politica da decenni rinchiusa nei palazzi, nel testardo e irresponsabile tentativo a occupare tutti gli spazi possibili, solo per sopravvivere.

E a proposito di Europa, oggi Alan Friedmann fa il suo esordio sul Corriere della Sera per raccontare un suo libro in uscita. “Già nell’estate del 2011 – dice il titolo in prima pagina – Napolitano sondò Monti come premier”. Nell’estate, dunque, quando già il governo Berlusconi ed Europa e BCE ci ordinavano cosa fare e in che tempi farlo; ma non a Dicembre, quando, alla fine, il Caimano accettò di lasciare Palazzo Chigi. Gasparri raccontava, oggi nel fuori scena di Omnibus, che da tempo e continuamente Berlusconi parla di questo libro di Friedman. Chiaro, il Caimano si accinge a rilanciare la sua bugia: il suo governo non cadde per incapacità ma perché vittima di un complotto dell’Europa, della Finanza e del Quirinale. Sì, un complotto pluto giudaico massonico. Alla Sardoni che definiva comunque “irrituale” l’intervento estivo del Presidente, mi sono permesso di rispondere che forse irrituale era stata l’ostinazione con cui Napolitano aveva sorretto il Governo Berlusconi, nonostante lo spettacolo indecente che stava dando, trasformando le Camere nel teatro di una deprimente pochade. Se non avesse nemmeno sondato qualcuno in vista di una soluzione B, allora sì, che il Presidente sarebbe venuto meno ai suoi doveri.

Attenzione, però. Perché c’è già Grillo che chiede la messa in stato d’accusa, Il Giornale proprio oggi titola “Tutti i golpe bianchi di Napolitano”. Forse chi vuol far saltar il banco comincia a vedere in Napolitano, dopo il fallimento delle sue larghe intese, l’anello debole. Consiglierei a Renzi di considerare con attenzione anche lo “schema” due, del  trittico di ipotesi che ha consegnato ai giornalisti. Parlo della prospettiva di elezioni anticipate, magari dopo dimissioni di Napolitano e la scelta di un nuovo Presidente. Non bisogna aver paura del voto, con nessuna legge elettorale. Altrimenti si diventa ostaggi della palude che si vorrebbe risanare.

Da corradinomineo.it

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