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Renzi (Giobatta) sciacqua i panni…

 

Quella volta in cui, in un paesello piemontese, si tenne la prima assemblea pubblica indetta dalla giunta comunale appena nominata, l’assessore al commercio esordì con “food e no food”. Dal fondo della sala occupata per lo più da bottegai, allevatori e contadini si riuscì a percepire un sussulto interrogativo: “chi a l’è cul balengu?” Erano gli anni ’90 del XX secolo.
Nel XXI il “food” è praticamente entrato nel gergo comune, come gli ochei, uichend, realiti e tolksciò (per il welfare ci stiamo ancora lavorando).  Ma di fronte al JOB ACT i sussulti (e grida) ritornano, un po’ come gli squali e gli zombie dei film.
In attesa che la renziana espressione venga italianizzata in “Giobatta” (goliardica traduzione), di primo acchito l’italico popolo traduttore spazia tra l’act dell’eroe informatico Jobs (per gli evoluti del web) e l’act delle sisters di suor Claretta ( “I will follow him” è peraltro ciò che più anela il sindaco fiorentino) per i meno evoluti che ancora s’affidano solo alla tele a (ri)vedersi quel film. Sì, vabbe’, ma ‘sta balengata new generation (anzi nuova generazione: che è meglio!) fa riferimento a un piano (act) che coinvolge anima e sangue di chi ha bisogno di lavoro (job)! “Parla come magni” dicono nella capitale. Che si parli dunque come quelli che solo con un piano di lavoro italiano serio potranno mangiare, dato che oggi fanno fatica a unire due pasti quotidiani in quanto che i loro “happy days” è da mo’ che sono scomparsi!

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