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Maxi operazione anticamorra fra Roma, Napoli e la Toscana. Sequestrati una ventina di pizzerie e ristoranti

 

Nella Capitale i carabinieri del Comando provinciale stanno procedendo al sequestro di oltre 20 locali, la gran parte della catena “Pizza Ciro” e Ciro pizza“, collegati al riciclaggio delle famiglie camorriste, in esecuzione di dispositivi emessi dal Tribunale di Firenze, dalla Dia di Napoli e, nell’ambito di una procedura di prevenzione, dal Tribunale di Roma. L’operazione è coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Roma e Firenze. L’indagine  è  considerata dagli inquirenti la più importante mai realizzata sulle attività criminali del clan camorristico Contini e sulle operazioni di reinvestimento economico di gruppi “imprenditoriali” operanti a Roma ma anche in Toscana.

L’operazione anticamorra. Sono 11 le persone arrestate nella notte dal personale del centro operativo della Dia di Roma e colpiscono uomini centrali nella gestione del potente “clan Contini”, egemone nel  capoluogo campano. Oltre agli arresti, ingenti i sequestri patrimoniali: otto societa’ operanti nel settore dell’abbigliamento e nella gestione di parcheggi; immobili di pregio nel centro di Napoli; una sessantina tra autovetture e motocicli, decine di  conti  correnti bancari, per un valore stimabile superiore ai 10 mln di euro. “Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli arrestati e di alcuni degli indagati – fanno sapere gli investigatori  –  sono stati sequestrati danaro contante per quasi 100 mila euro, assegni bancari per varie centinaia di migliaia di euro e documentazione probatoria di assoluto rilievo, a conferma della tesi investigativa e delle attivita’ di reinvestimento in distinti settori commerciali (parcheggi, ingrosso e dettaglio di abbigliamento di pregio) attraverso una fitta rete di interlocutori, anche di primo piano, e non soltanto partenopei, operanti in tali ambiti. In Toscana, le perquisizioni e i sequestri effettuati dalla Guardia di finanza di Pisa riguardano quattro pizzerie dell’area pisana che, secondo quanto si è appreso, risulterebbero intestate a prestanome e che sarebbero servite a reinvestire il denaro di provenienza illecita del clan. L’operazione ha portato anche al sequestro di un altro locale, anche quello attivo nella ristorazione, in provincia di Lucca.

Gli arrestati. Durante lo svolgimento dell’operazione da parte delle forze dell’Ordine si consuma anche il dramma: uno dei destinatari del provvedimento di arresto si getta dalla finestra e muore. Si tratta di Giuseppe Cristarelli, imprenditore di 43 anni, di origini campane. Agli agenti che gli notificavano il provvedimento, avrebbe detto di sentirsi male e con la scusa di prendere un bicchiere d’acqua si è allontanato. A quel punto, avrebbe aperto la finestra del suo appartamento al quarto piano dove abitava con la moglie e si sarebbe lanciato nel vuoto. Fra gli arrestati, Salvatore Botta, nipote  e persona di “fiducia” dell’omonimo Botta (classe 1950) e che per conto del boss attualmente detenuto a Napoli si occupava della gestione delle attività economiche del clan e della riscossione crediti, oltre ad essere direttamente impegnato nella gestione di una sala giochi. Nell’indagine coinvolto anche Mario Cardinale,  “uomo del mondo della finanza” curava per il clan la “movimentazione” delle ingenti somme di denaro sui diversi conto correnti bancari. Nell’operazione coinvolte anche due donne, compagne di altri arrestati nell’inchiesta.
Il Clan Contini.Gli investigatori che da anni monitorano il clan lo descrivono come un gruppo criminale solido poichè poco o nulla attraversato dalle divisioni e sciossioni che invece caratterizzano le altre cosche operanti nel napoletano. Questa forza, la coesione interna, è stata elemento fondamentale per proiettare sulla città e fuori dal capoluogo campano, la propria capacità imprenditoriale e criminale. L’operazione condotta oggi dall‘intelligence antimafia ha portato alla luce la capacità finanziaria e imprenditoriale raggiunta in questi ultimi anni dal clan. Ricorrendo poco all’uso delle armi e molto alle abilità imprenditoriali il clan Contini capeggiato da Edoardo Contini e Patrizio Bosti (entrambi cognati di Francesco Mallardo) detenuti in regime differenziato, ancora conta numerosi affiliati, ai quali è affidato in taluni casi la gestione di piazze ove si commercializzano stupefacenti e le estorsioni, presso commercianti locali. “L’attuale punto di riferimento – scriveva la Direzione nazionale antimafia nel suo report annuale –  appare essere Salvatore Botta (uno dei destinatari dei provvedimenti di oggi, ndr)  di recente tratto in arresto proprio in relazione ad una vicenda estorsiva, il quale sembra essere pure al centro di più articolate relazioni d’affari con commercianti del settore dell’abbigliamento, in un intreccio di rapporti di natura usuraria e di occulta compartecipazione societaria, spesso non agevolmente decifrabile”. Il settore dell’abbigliamento era già, dunque, sotto la lente d’osservarzione della procura e ad incentivare l’impero del clan – come anticipato nella relazione –  l’usura e il riciclaggio di denaro sporco proveniente dalle tante attività illecite del clan, fra queste traffico di droga e estorsioni.

Da liberainformazione.org

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