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La politica spiegata ai politici. Caffè del 17

 

Direzione Pd, ecco il catalogo. “Tensione alta tra Renzi e Letta”, dice il Corriere. “Renzi Letta, duello finale”, Repubblica. “Renzi, attacco al governo”, per la Stampa. “Renzi e B ecco l’accordo. Guerra di missili con Letta”, Il Fatto Quotidiano. “Accordo Renzi Berlusconi, la svolta”, il Giornale. L’accordo, sulla legge elettorale, dovrebbe arrivare nel week end, ma lunedì la Direzione del Pd sarà chiamata a votare. Frasi da ricordare. Renzi: “finora 10mesi di fallimenti, così ci spazzano via”. Letta: “se tiri la corda, salta tutto. Sarebbe un capolavoro ridare il governo a Berlusconi”.

Prosit. Ecco quel che penso. Il governo è a bout de souffle, senza fiato. La sua politica, dare qualcosa a tutti e coprire le magagne di tutti, non regge più.  E la colpa non è certo di chi lo critica. Andare alle elezioni non sarà facile, perché solo Napolitano ha il potere di sciogliere le Camere. E, se anche ci si andasse, con la legge della Consulta (proporzionale con preferenza), il voto non sarebbe risolutivo. Allora, accordo su di una legge maggioritaria e voto a Maggio? C’è chi ci crede, ma per me sono fole. Vediamo.

1)  Casaleggio è venuto a Roma per dire a senatori e deputati: “proporzionale”. Significa: scordatevi di fare un accordo sullo “spagnolo” (che pure avevano proposto) o sul Mattarellum (che pure sembrava piacere a Grillo), perché il movimento non è pronto per la sfida (vedi il casino sardo). Hanno persino rinviato l’affondo contro Napolitano. Hanno bisogno di tempo.

2)  Anche Berlusconi dubita: ha capito che a Maggio non potrà essere capo lista, il suo tentativo di rinnovare Forza Italia (Toti?) ha scatenato reazioni furiose, la contemporaneità delle “europee” lo schiaccerebbe su posizioni estremiste (a proposito dell’euro, della sua “nemica” Merkel) che non aiutano a prender voti dai perbenisti. Meglio aspettare.

3)  Il nuovo centro – destra, le due scelte civiche, la lista Passera di cui si parla: troppa confusione. L’area moderata, ma germanofila, liberista, cattolica e massone, dopo il doppio insuccesso di Monti e di Letta, ha bisogno di tempo per ricostruirsi.

4) Infine il Pd. Se si votasse a Maggio, Letta non sarebbe il candidato. Persino i suoi più fedeli lo vedrebbero come un perdente: meglio, dunque, restare a Palazzo Chigi e sperare che la ripresina e il semestre europeo gli ridiano forza.  Renzi, in caso di elezioni, dovrebbe candidarsi, sarebbe il front runner e perciò attaccato da tutti, con l’alea di essere stato il killer del governo e senza poter vantare primi sia pur embrionali risultati. Potrebbe vincere, ma si troverebbe, poi, davvero solo al comando, a fare i conti con una burocrazia inefficiente, con gruppi parlamentari che gli porrebbero condizioni, con poteri e corporazioni decisi a imbrigliarlo. Meglio aspettare. Anche Renzi ha bisogno di tempo.

E allora? Allora penso che il segretario del Pd riuscirà a chiudere un accordo sulla legge elettorale (temo, un brutto accordo), che otterrà il sì di Berlusconi alla riforma del Senato (anche lì, temo pasticciata) e a quella del Titolo Quinto, che congelerà Letta a Palazzo Chigi, darà qualche schiaffo ad Alfano lasciando che il Parlamento voti alcuni provvedimenti che non rientrano nelle intese di maggioranza, e rafforzerà la sua presa sul Pd.

Renzi  come Mandrake? No, ma l’uomo ha capito, che nella palude italica e in questa fase, si può ottenere molto di più combattendo da una collina diversa da quella dove si trova Palazzo Chigi. Inoltre le primarie gli hanno offerto una fonte di legittimazione superiore a quella di ogni altro leader: Lo sa e vuole incassarne il dividendo prima del prossimo confronto elettorale.

E la sinistra? Vedo una prateria di fronte a una sinistra che sappia superare l’agorafobia, la paura degli spazi liberi. Strappare il salario di cittadinanza, welfare per i non garantiti. Ingaggiare una battaglia liberale contro privilegi ormai intollerabili: dall’inamovibilità dei dirigenti, alle rendite delle corporazioni, all’assistenza clientelare che sottrae risorse, alla selva di esenzioni ed elusioni fiscali. Lotta alla corruzione dell’amministrazione, della politica, dell’imprenditoria che lavora per il pubblico. E guerra alle mafie, che ormai sostengono e sostanziano forme nuove di capitalismo criminale e che presto potrebbero proporsi, loro, come soluzione alla crisi nei paesi dell’Europa mediterranea. Infine, la questione della democrazia. Spostare il baricentro verso il lavoro che sta facendo Barca: circoli e progettazione economica dal basso. Insieme occupare lo spazio politico europeo. Perché in Europa è lì che si decide su banche e credito, sulle politiche per rientrare dai deficit, per combattere le emissioni a effetto serra e sugli investimenti per cultura, sviluppo, occupazione dei giovani. Scelte che non possono restare in mano a tecnici e banchieri.

Da corradinomineo.it

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