“Eco di Bergamo”: “un giornale deve difendere i suoi cronisti”

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Il direttore Giorgio Gandola spiega perché ha deciso di costituirsi parte civile insieme a Stefano Serpellini nel processo contro gli ultrà che lo aggredirono

“È triste che sia una scelta rara quella di un giornale di schierarsi a fianco dei propri cronisti in tribunale”, dice Giorgio Gandola, direttore dell’Eco di Bergamo, che invece ha scelto di mettersi pubblicamente a fianco di Stefano Serpellini, che lavora nella sua testata, costituendosi insieme a lui parte civile nel procedimento sulle violenze commesse fra il 2006 e il 2012 da 151 tifosi dell’Atalanta.

Uno di loro (insieme ad altri due, mai identificati) aggredì nel dicembre 2011 il giornalista, dopo un articolo su una vicenda giudiziaria che coinvolgeva un altro ultrà.

INACCETTABILE “STARE A GUARDARE” – “Il condizionamento violento di un giornalista non può passare inosservato. Chi ha fatto questo lavoro stando sul campo sa benissimo che momenti come quelli che sta vivendo Serpellini sono molto difficili, sia a livello personale che professionale. Io credo che tutto un giornale, in particolare la redazione, debba stare dalla parte di un suo cronista minacciato, perché i colleghi sanno cosa significa fare questo mestiere e quali problemi può comportare”, spiega Gandola.

DOVE ARRIVA IL CONDIZIONAMENTO – Ma oltre alla necessità di difendere chi viene intimidito in prima persona, continua, la scelta di costituirsi parte civile deriva anche da un’altra ragione: “il condizionamento violento di fatto è indirizzato non solo al singolo cronista, per farlo entrare nell’ordine delle idee di non scrivere o di scrivere meno”, continua, “ma anche al giornale e alla redazione stessi”, arrivando a coinvolgere in prima persona il direttore, “l’unica persona che può decidere se un articolo va o non va pubblicato. Di conseguenza in situazioni simili non si può rimanere un passo indietro o stare a guardare”, conclude.

Per questo il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Ingrascì ha accolto, oltre alla richiesta di costituzione di Serpellini, anche quella del suo giornale: il reato ipotizzato a carico dell’ultrà, quello di violenza privata, non coinvolge solo il cronista, che venne insultato e malmenato (la prognosi fu di cinque giorni), ma anche la sua testata, condizionata, in questo modo, nell’esercizio della libertà di stampa.

MF – OSSIGENO


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