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Battezziamo il Pd. Caffè del 13 gennaio

 

Ieri sera quando ho sentito Fabio Fazio dirgli “per me i diritti sono la questione politica più importante” e poi Luciana Littizzetto “vedrà, Alfano, che i matrimoni gay li celebrerà prima il Papa”, ho accusato il colpo. Omofobo, xenofobo, proibizionista: Angelino Alfano ha tenuto a presentare così la sua nuova destra di governo. Anche “pragmatica” certo, basta capire cosa significhi per lui il termine pragmatismo. Che un omosessuale possa essere ammesso in rianimazione al capezzale del compagno, ma a condizione che non si dica che è omosessuale? Che un ministro dell’interno, in nome del reato di favoreggiamento alla clandestinità, faccia finta di non sentire (è quel che ha fatto) la proposta dei Lampedusani di accogliere a casa le vittime del mare?  Che Stefano Cucchi era un drogato e, dunque, non è stato ammazzato, ma “ucciso dalla droga”, come sostiene Giovanardi?

Auguri a Letta, se pensa di tenersi stretto Alfano fino al 2015. E auguri a tutti noi che di colpo capiamo come non sia stato Berlusconi a creare questa destra gretta, reazionaria, che non paga le tasse e detesta l’Europa della Rivoluzione Francese. Berlusconi l’ha sola tenuta insieme, l’ha sdoganata, l’ha resa un prodotto di marketing, digeribile per troppi italiani. Non l’ha creata. Leggo sul Corriere l’intervista di Bianconi a Cuffaro e penso che la Mafia, prima che un’organizzazione criminale, è il crogiuolo di una cultura che contrappone il favore e la dipendenza dell’uomo dall’uomo, ai diritti e alle conquiste sociali. E di questa cultura Angelino Alfano è intriso non meno di quanto non lo sia l’ex presidente della Sicilia. Penso con rabbia che il Pd siciliano ha lasciato al Fatto Quotidiano (ieri una bella manifestazione a Palermo) l’onere e l’onore di difendere Di Matteo e gli altri magistrati minacciati dalla mafia. Devo ammettere che quel Pd parla ormai di “legalità” come Alfano e Maroni, non di lotta alla mafia come Pio La Torre, Peppino Impastato, Giuseppe Fava.

Quando Papa Francesco battezza un bambino nato da una coppia che non ha santificato in chiesa il matrimonio, quando chiama “pane sporco” quello ottenuto dalle tangenti, ci insegna che non basta una bella predica corretta. Senza una rottura anche simbolica, chi non vuole intendere resterà sordo.

Quanto alla politica, Repubblica titola: “De Girolamo, processo in aula”. Il Corriere spiega che “Ora Letta apre al rimpasto” ma aggiunge che “Il leader Pd insiste per la svolta radicale: non ci interessa sostituire ministri”. Secondo il Giornale “La coppia scoppia” e non si riferisce a Hollande – Trierweiler (che s’è sentita tradita, offesa ed è finita in ospedale) né a Boccia – De Girolamo. No, la coppia di fatto che rischia di scoppiare sarebbe quella Renzi Letta. Nonostante il balletto dei: “mi posso fidare?”, “e fidati, dai!”, “Ma sicuro, sicuro?

Io penso che Matteo Renzi stia facendo bene ad affermare la libertà di movimento del Pd, anziché chiudersi nel recinto di un rinnovato patto di governo. Piuttosto mi meraviglia il silenzio della sinistra del Pd. Che fa Civati? Perché non rilancia sui diritti e sul lavoro? Fra l’altro le corbellerie dette da Alfano – Sacconi sull’articolo 18 e per un’assicurazione privata contro i licenziamenti, gridano vendetta. E Fabrizio Barca, proseguirà con volontari, circoli e luoghi ideali, certo per dare un prezioso “contributo progettuale”, o interverrà anche sui temi dell’Europa e della politica? Quanto a Nichi Vendola, potrebbe scegliere il Pd con Renzi. Bene, ma la sua voce sembra afona.

Temo che tutto ciò si spieghi con una sorta di pudore, una forma di rispetto per chi ha vinto le primarie e per chi l’ha votato. Che il silenzio, o il parlare a voce bassa, si motivi con la preoccupazione di non sembrare corrente. Non sono convinto. I tre milioni che, nonostante tutto, hanno votato hanno chiesto a tutti di ricostruire, collettivamente, le ragioni di una grande forza della sinistra. Perciò ha fatto bene Cuperlo ad accettare la presidenza, ma non basta.  Né giova attendere la Direzione, o i congressi regionali.

Ci vorrebbe un grande “OccupyPd” contro quel che resta, in tutti noi, della cultura dei 101. Dovremmo accendere la discussione e il confronto ovunque, prepararci alla sfida con l’Europa, discutere del futuro con Landini, con Rodotà, con Luigi Ciotti. Credo che sia giusto sostenere pubblicamente la battaglia di Bergoglio contro i farisei. E capirla. Penso che si debba dire a Grillo che la sua crociata contro giornali e informazione somiglia troppo alle intemerate di Berlusconi, di Putin e di Orbán.  E ringraziare i giornalisti quando smascherano la truffa Stamina. Vorrei manifestare all’Aquila, dove un sindaco che era stato, per noi, il simbolo del dopo terremoto ha ammesso la sconfitta. Vorrei sentire la voce del Pd a Benevento, feudo della Di Girolamo in Boccia. E a Trapani, dove Nunzia si era scelta come collaboratrice la moglie del senatore d’Alì, ma dove forse sarebbe meglio parlare di un certo Matteo Messina Denaro, figlio del campiere dei D’Alì.  E, Chiamparino a parte, è troppo chiedere un bilancio delle malefatte della Lega in Piemonte e dei limiti della sinistra?

Lasciare che se la sbrighi da solo Matteo Renzi, pur sorretto dalla sua indubbia volontà di potenza, non è fargli un favore.

Da corradinomineo.it

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