Come si è ridotto questo Paese. Per farti sentire ti devi ammazzare

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Non so quello che sta capitando al nostro Paese. Dove ti giri c’è una protesta, la povertà aumenta. In ogni famiglia c’è un senza lavoro. La politica resta lontana. Nessuno si fida più di alcun politico. Cominciano a contestare anche i 5 stelle che, se non altro, erano riusciti a canalizzare la protesta. Ormai basta davvero poco a trasformare la protesta in qualche cosa di molto più grave. La gente comincia a non avere nemmeno più tempo per ragionare. La razionalità sta cedendo il passo alla rabbia. Il sonno della ragione è davvero dietro l’uscio! La cosa che sento ripetermi dai giovani e da chi vive il disagio è: Non crediamo più a nessuno e non abbiamo nemmeno più voglia di sperare che il futuro sia migliore del presente! La mia è una generazione di precari. Ma ora c’è una nuova generazione che è figlia di genitori precari. Io, nella mia precarietà, sono fortunato perchè ho una famiglia che mi ha aiutato, due genitori che da operai hanno avuto la possibilità di fare una casa, di mettere da parte i risparmi di una vita. Ma penso a chi oggi è disoccupato figlio di precari, che non hanno modo di lasciare nulla se non qualche debito. E non vedi nemmeno la speranza di un lavoro per tuo figlio. Quella disperazione è crescente. E quando un uomo è disperato non ragiona più, è pronto a tutto. E’ come quei tre che si dissanguano perchè intanto che hanno da perdere? Una vita che comunque se ne va comunque presto e tra crescenti sofferenze? Quel gruppo di malati senza cura è il paradigma della nostra società malata. Gli interpreti di una società malata sono pronti a far tutto perchè non c’è per loro speranza. Questa sera il gruppo di Stamina utilizzava parole che non mi piacevano, sparavano nel gruppo, accusavano LA POLITICA, tutta, senza lasciare nessuno senza colpa. Tra me e me dicevo che non era giustao. Poi ho provato a mettermi nei panni di un padre il cui figlio di 10 anni sta morendo. Sa che c’è una cura con le staminali che magari non è nemmeno una cura, ma che per lui è comunque una speranza. Lui vuole quella speranza, sapendo che potrebbe essere anche pericolosa. Ma la differenza è tra una morte certa e una speranza. Come fai a dirgli che i protocolli non sono certi, che la cura non è sperimentata, che la legge non può dare risposte. Come fai a negare la speranza PER LEGGE! E allora ho capito che pur non condividendo quelle parole io non potevo giudicare!

Giorgio Santelli


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