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“L’Europa sono anch’io”

 

Il 18 dicembre del 1990 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie. Dopo più di 10 anni di lavoro della Commissione istituita nel 1979 per redigerla, si arrivava ad un documento frutto di molti compromessi e di una fase storica nella quale le politiche sull’immigrazione nei principali Paesi d’arrivo avevano già subito progressive restrizioni.

La Convenzione è uno strumento di indirizzo legislativo e politico per i governi e gli stati di tutto il mondo, forse eccessivamente moderato per la rilevanza delle questioni affrontate, che avrebbero bisogno di una visione di lungo periodo, più aperta e avanzata. Uno strumento però che pone dei paletti e riconosce la necessità di attribuire a tutte le persone, a prescindere dalla loro condizione giuridica nel Paese ospitante, un pacchetto di diritti minimi al di sotto dei quali non si può scendere.

Quei paletti sono stati negli ultimi 20 anni, e ancora oggi vengono considerati, un ostacolo alla libertà di legiferare in senso restrittivo da parte dei governi che in questi ultimi anni hanno usato l’immigrazione come uno dei temi centrali per la ricerca del consenso, per individuare un facile capro espiatorio su cui far ricadere le difficoltà che le società attraversano.
Anche per questo, dopo anni nei quali la giornata del 18 dicembre è stata solo oggetto di iniziative promosse dalle istituzioni legate all’ONU, in ambiti ristretti e con partecipanti un po’ distanti dai processi reali che attraversano la società, 3 anni fa, nell’ambito del Social Forum Mondiale sull’immigrazione, a Quito, abbiamo promosso, insieme a tanti altri soggetti, l’idea che ci si potesse riappropriare di questa data, per provare ad unificare le tante battaglie che le reti e i movimenti per i diritti dei migranti portano avanti in tutto il mondo.

A distanza di 3 anni possiamo dire che quell’intuizione si è rivelata vincente e che il movimento globale per i diritti dei migranti si presenta oggi unito a quest’importante appuntamento internazionale. Nonostante le differenze, che ci sono e sono tante, emerge finalmente una forza ed una capacità di mobilitazione straordinaria. Tuttavia la condizione dei diritti dei migranti negli ultimi anni è peggiorata. La crisi ha inasprito una condizione di disagio sociale, di discriminazione diffusa, che ha determinato il fallimento di molti percorsi di integrazione e di emancipazione sociale.

Lo sfruttamento nel mondo del lavoro, la fragilità sociale, così come la ricattabilità legata all’instabilità della condizione giuridica, hanno determinato un ulteriore passo indietro. Le tragedie di Lampedusa e quella di Prato dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che l’Italia è  un Paese che ha scientificamente scelto di non affrontare in maniera seria le domande che l’immigrazione pone alla nostra società e di perpetrare l’approccio  emergenziale e la strumentalizzazione politica.
Le conseguenze sono gravi e hanno ripercussioni in Italia e non solo.

Per questo dopo una campagna che è riuscita a rendere visibile un’alternativa al ‘cattivismo’ di matrice leghista culturalmente egemone nel nostro Paese, abbiamo pensato di partecipare alla discussione sull’Europa che vorremmo, allargando la campagna L’Italia sono anch’io al livello europeo.
Questo 18 dicembre, con il patrocinio del Ministero per l’Integrazione, in un confronto pubblico proveremo ad affrontare i nodi centrali di una questione che è politica e culturale insieme e che riguarda le relazioni sociali, ma anche il nostro comune futuro in Europa.

L’Europa sono anch’io può diventare lo slogan con il quale reti sociali, movimenti, organizzazioni sindacali e associazionismo del mondo dell’immigrazione partecipano alla costruzione di quell’identità europea dal basso che può rappresentare un’alternativa reale alla retorica sull’europeismo e all’antieuropeismo razzista e dei tanti interessi particolari.
I diritti di cittadinanza, la ratifica della Convenzione Internazionale, la libertà di circolazione, la chiusura della stagione del diritto speciale per i migranti possono rappresentare quell’orizzonte comune entro cui praticare una battaglia per un’Europa dei cittadini, più giusta e più aperta, che guardi soprattutto al mediterraneo e all’est come all’ambito nel quale costruire il nostro comune futuro.
Una campagna europea nell’anno delle elezioni europee e della presidenza italiana dell’UE per essere politicamente presenti e provare a pesare e a determinare un cambiamento reale.

 * responsabile nazionale Immigrazione Arci

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