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Come puzzano i 101. Caffè del 22 dicembre

 

Il Corriere della Sera racconta il disordine in cui annegano le larghe intese. “Conti pubblici, il caos dei ritocchi. Retromarcia su giochi elettronici e affitti d’oro dei ministeri. Spunta un veto sindacale per legge, sulle municipalizzate”.  Il Fatto, che all’interno intervista Briatore e Della Valle, in prima se la prende con il soldo dei “politici”.  “La Camera abolisce i tagli agli onorevoli stipendi”. Il Giornale invidia Grillo e Casaleggio per aver inscenato loro la gazzarra anti Pd alla Camera. “Pd di lotta e di interessi. Sinistra in vendita. Smascherati i democratici: pensioni e affitti d’oro. Ecco i parlamentari in mano ai lobbisti”. Repubblica ci assicura, invece, che a Firenze qualcuno lavora per noi. “Lavoro, ecco il piano di Renzi. Via i precari, contratto unico e sussidio per scavalcare l’articolo 18”. Il Sole vede sprechi e tasse. “Doppio aumento in vista per le aliquote TASI” (al 3,5 per mille, prima casa, all’11,6 sugli altri immobili) mentre “alla Camera la spesa sale di 600 milioni”.

Il catalogo è questo. Dico subito che le macerie esumate dal crollo delle larghe intese sono maleodoranti e pongono al Pd un problema politico principale. Mi spiego: conferita a Berlusconi la patente di pacificatore, raccontata agli italiani la favoletta delle grande riforme costituzionali grazie alla modifica dell’articolo 138, e l’altra di una politica europea che sarebbe cambiata proprio durante il semestre italiano di presidenza, si pose mano a una messe di nomine. Presidenti di commissioni, sottosegretari, capi gruppo. Sono le stesse persone che fanno passare un emendamento pro slot machine, che cancellano il diritto di recesso per gli affitti d’oro in zona Montecitorio, che promuovono la cessione a Caltagirone di Acea e, se non va, puniscono Roma limitandone il potere di imposizione. Renzi ha reagito, ha parlato di “porcata”.  Ma non basta, perché così si corre dietro alle porcate e si lascia spazio alla demagogia truffaldina dei 5 Stelle. Bisognerebbe cambiare gli uomini del patto doroteo, i 101 che hanno occupato le poltrone con vista, sottosegretari, capi gruppo, presidenti di commissione. Sono negli uffici di presidenza, hanno collaboratori pagati dal Parlamento, e funzionari del governo, manipolano, danno ordini, fanno disastri. Il rapporto di fiducia si è logorato in questa caotica vigilia di Natale.

Due brani dal Corriere della Sera. “Ieri la Camera ha corretto il tiro (sulla recessione per gli affitti d’oro). L’emendamento del renziano Roberto Giachetti è stato firmato da quasi tutti i gruppi parlamentari (Pd, M5S, Lega, Scelta Civica, Autonomisti, Forza Italia) e ha sconfessato la linea di Magda Zanoni, senatrice bersaniana. E’ saltata anche la norma sulle slot machine…ma a sorpresa al Senato è stato approvato un emendamento «salva-chioschi», che consentirebbe la sanatoria di manufatti abusivi (bar, cabine, case mobili, piscine prefabbricate) realizzati su spiagge, rive dei fiumi e laghi. In cambio, i concessionari pagherebbero il 3% in più del canone annuale.” Come fidarsi ancora?

Il neo presidente del Pd, Gianni Cuperlo, pone in parte la questione dell’indispensabile repulisti. Dice a Repubblica: “Governo troppo lontano dal paese reale. Uno scatto o precipitiamo nel Monti bis”.  Secondo me, in questi giorni, si sta superando il pessimo fin de partie del governo tecnico. Comunque Cuperlo chiede un rimpasto “chiamando al governo personalità simbolo della società”. Poi aggiunge: “con le primarie si è chiuso definitivamente un ciclo. Renzi è stato il simbolo di una discontinuità di volti e nomi dirompente e la sinistra italiana deve avere la maturità e il coraggio per capire quello che è avvenuto. Il messaggio è stato chiaro: archiviare il ventennio a destra ma anche nella nostra parte”.

Oltre a intervistare Cuperlo, Repubblica anticipa quelle che dovrebbero essere le linee guida del Job Act di Matteo Renzi. “Contratto unico a tempo indeterminato e articolo 18 solo dal terzo anno (ma anche) sussidio di disoccupazione”. Tutto qui? L’attacco all’articolo 18 era il sigillo del patto tra governi inefficienti e imprenditori tesi a recuperare produttività sfruttando di più i loro operai. L’industria che si è attrezzata e compete anche all’estero, non ne parla più, semmai vorrebbe pagare meglio i dipendenti. Quella in crisi, anche per il crollo della domanda interna, ha ben altre gatte da pelare. Più rilevante è l’introduzione del salario di disoccupazione, come copertura universale (che fa il lavoratore a partita IVA quando non lavora più?) e per chiamare nel modo giusto quella parte della Cassa Integrazione che serve a nasconder il lavoro che non c’è. A proposito, un miliardo le ore coperte dalla Cassa.

C’è anche chi a certe lavoratrici la Casa la paga di tasca sua. Il Fatto. “Natale ad Antigua. L’olgettina in vacanza nel resort di Papi”. Lei si chiama Barbara Guerra, un tempo definiva la promessa sposa, Francesca Pascale, “monnezza di Napoli”. È solo una delle “43 ragazze su 131 che ricevono la paghetta dall’ex premier in attesa del processo Ruby ter”.

Da corradinomineo.it

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