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La fine di Erdogan è made in Islam?

 

Lo scontro mortale tra Erdogan e la confraternita islamica Gulen non può finire in pareggio. Erdogan sembra solo, il suo partito si spezzerà. E poi?

Da una parte il partito, dall’altra la comunità. Da una parte Erdogan, dall’altra quella che molti chiamano l’Opus Dei islamica, la confraternita di Fetullah Gulen, il predicatore turco emigrato in America e che ha costruito un impero globale.

Insieme, i gulenisti e gli erdoganisti, hanno creato la nuova Turchia e scalzato i generali. Ma poi sono cominciati i dissapori, secondo alcuni dal tempo della rottura con Israele, l’incidente della Navi Marmara.

In questo schema Erdogan è visto come espressione dei Fratelli Musulmani, autocrate di tendenza anti occidentale, poco interessato ai buoni rapporti con le altre religioni. Moderato, filo occidentale e attentissimo al dialogo inter religioso invece Gulen. Per definirlo, un “democristiano” musulmano. La guerra, che si leggeva anche nei toni opposti usati da Gul e Erdogan durante la “crisi” esitiva di Gezy Park, è esplosa quando Erdogan ha pensato una mossa che ha dell’incredibile; chiudere le scuole della confraternita. Guerra totale.

Ecco che i gulenisti, ben radicati negli apparati dello stato, tanto che a loro fa appunto riferimento il capo dello stato, Gul, avrebbero lanciato la “guerra anti corruzione”. Una guerra che ha già portato a galla episodi molto gravi, ma altri ne potrebbe evidenziare. Si parla di un ministro ripreso mentre riceve una tangente da un milione e mezzo di dollari, ma soprattutto di un uomo d’affari azero, Reza Zerrab, che avrebbe gestito per conto di Tehran transazioni finanziarie irregolari per un totale di 87 miliardi di euro. Una colossale operazione che doveva consentire a Tehran di resistere alle sanzioni internazionali.

Erdogan ha parlato di complotto, coinvolgendo l’ambasciatore Usa tra i complottisti e rimosso gli inquirenti. Gulen in persona ha reagito dicendo che è incredibile che davanti a un ladro si critichi il poliziotto che lo scopre.

La confraternita di Fetullah Gulen non è un nemico di cui Erdogan può fare un sol boccone. Quel che sta accadendo in Turchia avrà ripercussioni enormi sugli assetti regionali. Una sfida che incredibilmente i nostri giornali non capiscono essere la sfida tra i due Islam dell’oggi e del domani mediterraneo.

Da ilmondodiannibale.it

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