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Chaouki si rinchiude nel centro di Lampedusa. “C’è un’illegalità di Stato”

 

Il deputato del Pd spiega le motivazioni del suo gesto: “Il primo responsabile è il governo, deve agire subito per evacuare tutti”. Trattenuti da mesi i sopravvissuti ai naufragi di ottobre, in sciopero della fame e della sete

Raffaella Cosentino

LAMPEDUSA – “Qui nel Cspa di Lampedusa ho trovato una situazione di grave violazione della legge, che lo Stato deve affrontare immediatamente. È illegalità di stato, è inaccettabile”. È quanto dichiara il deputato del Pd Khalid Chaouki che si è rinchiuso a oltranza per protesta nel centro di Contrada Imbriacola. “Dopo la visita del Papa e il 3 ottobre non è cambiato nulla, spero che questo mio gesto possa stimolare il governo ad agire in fretta per ripristinare la legalità e il rispetto dei diritti umani – ha detto al telefono a Redattore Sociale -.  Credo il governo sia il primo responsabile per la soluzione di questa grave situazione, qui è compito dell’Italia agire immediatamente”.

Chaouki descrive così le condizioni del centro e dei cosiddetti “ospiti”, trattenuti da mesi nel Cspa:  “Qui la situazione è tragica. Le condizioni igieniche e sanitarie sono quelle che avevo già trovato dopo il 3 ottobre e questo è già uno scandalo. Ci sono ancora i siriani sopravvissuti al naufragio dell’11 ottobre che sono in sciopero della fame e della sete e sette eritrei sopravvissuti all’altro naufragio, quello del 3 ottobre, fra cui una ragazza, che sono in grande depressione e abbandonati. Non si capisce perché sono qui a distanza di mesi, sono persone che avremmo dovuto accogliere e sostenere. E’ una situazione di totale illegalità e una vergogna inenarrabile, abbiamo celebrato i funerali dei morti e invece i vivi li stiamo trattando in questo modo, è inaccettabile. Le stanze dove dormono sono invase dall’acqua per le infiltrazioni, i bagni sono allagati e in condizioni pietose, non c’è una mensa, per cui mangiano dove dormono. La situazione è disastrosa, avrei sperato di trovarla migliorata dopo il grande movimento popolare che abbiamo sollevato, ma purtroppo nessuno si è mosso”.

Dopo l’ispezione in cui ha verificato le condizioni del centro con i propri occhi, il deputato del Pd ha deciso di protestare non uscendo più dal centro di contrada Imbriacola, finché il governo non darà risposte concrete. “E’ giusto alzare la protesta perché il centro venga evacuato – ha dichiarato Chaouki – perchè qui per legge persone possono restare al massimo 96 ore, invece stiamo parlando di mesi, questa è una situazione illegale che lo Stato deve affrontare immediatamente. È illegalità di stato, è inaccettabile”. Spiegando le motivazioni del suo gesto, ha continuato: “Non possiamo pretendere l’aiuto dell’Europa se continuiamo ad accettare questa violazione dei diritti umani nel nostro paese. Il mio gesto è una presa di posizione forte per risollevare le responsabilità dello Stato e di una società che si scandalizza per pochi giorni per poi ritornare nella quotidianità”.

Ha poi spiegato le sue richieste. “Chiedo che il centro di Lampedusa venga evacuato dalle persone che stanno qui da più di 96 ore e quindi tutti, come prevede la legge; che venga ripristinato nelle sue modalità di accoglienza come deve essere e non una specie di Cie, dove di fatto le persone vengono rinchiuse per mesi”. Chaouki ha incontrato anche l’altro Khalid, il siriano che ha filmato le immagini trasmesse dal Tg2 sulla disinfestazione anti scabbia dei profughi denudati. “Khalid è in sciopero della fame e della sete insieme ad altri per protesta perché si trovano qui rinchiusi senza alcun motivo dallo scorso 10 ottobre e chiedono di essere liberati e trasferiti in altre strutture – ha detto il parlamentare -. Lui ha subito alcune pressioni e mi ha parlato della difficoltà che ha adesso a stare dentro il centro.  Mi ha anche spiegato che riconosce che tra gli operatori c’è sempre stata comunque disponibilità e quello che è successo non è colpa loro, ma di chi gestisce la situazione a livello nazionale. Si è detto anche più sereno vista la mia presenza. Le sue condizioni di salute e quelle dei suoi compagni si stanno deteriorando, perché sono da due giorni senza mangiare e bere”.

Nell’intervista telefonica, Chaouki spiega che “operatori e forze dell’ordine del centro di Lampedusa si sentono tutti vittime di un sistema che non funziona” e che la sua protesta “non è una battaglia contro operatori e forse dell’ordine, che sono invece alleati”. Chaouki conclude con un appello: “Spero che questo mio gesto possa stimolare il governo ad agire in fretta per ripristinare la legalità e il rispetto dei diritti umani. Credo il governo sia il primo responsabile per la soluzione di questa grave situazione, qui è compito dell’Italia agire immediatamente. La mia mobilitazione parte da Lampedusa perché questo è un luogo simbolo, qui c’è una situazione di grave violazione della legge,  ma credo che la riflessione debba riguardare tutti i centri oggi, Cara e Cie. Perché possano cambiare le cose, mi appello a società civile e amministratori per presidiare questi centri e controllare cosa succede”.

Da redattoresociale.it

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