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Terra dei fuochi, un fiume in piena contro il vuoto delle coscienze

 

L’analisi di Arnaldo Capezzuto/// –— Un #fiumeinpiena. Ottantamila, Novantamila, Centomila cittadine e cittadini provenienti dai comuni della Campania ma anche da altre regioni, associazioni, gruppi, sindacati, organizzazioni si sono riversati a Napoli. Appunto, un fiume in piena. Per gridare “Stop a biocidio”, per chiedere alle istituzioni di fare le istituzioni, per protestare contro coloro che dovevano controllare e non l’hanno fatto, per ricordare che dopo il disastro, tenuto secretato, occorre rimediare con le bonifiche. Un vento di popolo che ha soffiato forte, rabbioso per le strade della martoriata città partenopea. C’erano le storie, drammatiche, tragiche di chi con gli occhi lucidi, ma nulla c’entrava la pioggia, appena con un sussurro scandiva un nome e un cognome. Era un familiare, un parente, un amico improvvisamente ammalatosi e poi morto nel giro di qualche mese. Le neoplasie nei comuni a Nord di Napoli sono epidemiche. Uno scandalo di dimensioni mondiali. Ci sono ancora luminari titubanti: “manca la prova scientifica”. C’è chi implora cautela. Oppure l’amministratore o il giudice che conosce le carte ammonisce : “Non facciamo inutili allarmismi”.

Ad aprire il corteo don Maurizio Patriciello, sacerdote di Caivano, vero riferimento per migliaia di persone smarrite e in preda alla disperazione più cupa. Sotto al suo braccio Nino D’angelo, artista-scugnizzo di Casoria, altro territorio ferito dall’interramento di rifiuti. Una via crucis con croci di legno sulle quali sono affisse grandi gigantografie di chi si è ammalato e non si è salvato. Tra loro i volti di tanti bambini. Una strage di innocenti. Erode non è morto. Don Maurizio Patriciello arringa la folla dal palco montato in piazza del Plebiscito: “Sappiatelo siamo la parte migliore d’Italia”. E coglie un aspetto importante quando afferma “Adesso tutti si nascondono dietro la parola camorra”. E poi sferzante: “La camorra fa solo il proprio mestiere. Alla camorra questi veleni sono stati consegnati”. Nulla potrà essere più come prima in Campania. Occorre però stare attenti. Chi farà le bonifiche? Chi garantirà che le stesse menti raffinatissime che hanno deciso, stabilito e attuato le strategie d’interramento adesso non si propongono di salvare i territori? Istituzioni flaccide trasformarono in emergenza commissariale – durata oltre 20 anni – lo smaltimento dei rifiuti. Una grande occasione per irrorare miliardi di euro. Tanti giocatori seduti attorno allo stesso tavolo. Politica, affari, camorra, istituzioni infedeli tutti saldati tra loro. La storia è sempre la stessa. Una riedizione moderna dei meccanismi che si affermarono durante la ricostruzione post terremoto del 23 novembre del 1980. I dubbi sono tanti. Anche le preoccupazione. Non casualmente il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, non perde occasione per denunciare le gravi criticità degli strumenti di contrasto. “Mi auguro che il Parlamento abbia il tempo e la forza di poter approvare finalmente le modifiche del codice penale”. E ricorda: “Solo nel 2007 è stato previsto il reato di traffico in forma organizzata di rifiuti che solo quattro anni dopo è stato inserito tra reati mafiosi di competenza della Dda. Ma ancora oggi questi reati sono puniti con pene troppe lievi e spesso cadono in prescrizione. Manca anche il reato di disastro ambientale, manca l’aggravante di danno ambientale. Sarebbero necessari anche strumenti come il processo per direttissima, l’arresto in flagranza, la possibilità di effettuare intercettazioni ambientali per termine lungo come per le indagini sui mafiosi e anche la confisca delle aziende che smaltiscono illegalmente i rifiuti”. I fatti però occorre guardarli negli occhi e una buona volta non prendersi in giro. Se è vero come è vero che le istituzioni – in questi tragici anni – sono state silenti, omissive e a volte colluse c’è da ammettere come la società civile non ci sia mai stata. Mai una denuncia contro i camorristi o chi inquinava, mai una manifestazione di protesta, mai un solo agricoltore che abbia urlato “non ci sto”. L’immondezzaio campano non riguarda solo i territori ma soprattutto le inquinate coscienze di molti. #Fiumeinpiena è stata una reazione forte, corposa, grintosa. Issate nel corteo di protesta c’erano le foto dei colpevoli : politici, commissari di governo, sub commissari, amministratori additati come i responsabili del grande disastro.

Mi chiedo: dov’erano i ritratti dei boss, degli affiliati, degli imprenditori collusi? Perchè non c’erano? Non tutti facevano il gioco delle tre scimmiette. C’erano storie anche in discontinuità, di rottura vissute in solitudine. Voglio ricordare un solo nome Raffaele del Giudice, attualmente direttore dell’Asia di Napoli. Quando insieme a uno sparuto gruppo di persone manifestava e denunciava l’avvelenamento delle campane con i rifiuti del ricco Nord o del miracoloso Nord Est d’Italia ammonendo che le colture e le falde erano inquinate, in molti lo prendevano per matto. A futura memoria c’è il documentario “Biutiful Cauntri” di Esmeralda Calabria, Andrea D’ambrosio e Peppe Ruggiero realizzato nel 2007 dove proprio Raffaele Del Giudice come un Caronte accompagna i telespettatori nel ventre inquinato di un inferno: La Campania infelix. C’è tanto #fiumeinpiena ma anche #unfiumeinpienadismemorati

Da liberainformazione.org

 

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