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Sotto il diluvio. Il caffè del 19 novembre

 

La foto di una strada divelta sul Corriere, quella di un paese sott’acqua su Repubblica. Ieri in Sardegna è venuto giù il cielo. “Ponti crollati, paesi sommersi, trovati nove corpi, nella notte si cercano i dispersi”. “Il ciclone Cleopatra fa strage”. In Sardegna, Italia, dopo i tornado che hanno messo in mutande l’America e il tifone che ha sconvolto le Filippine. Subiamo fragili e impotenti la furia degli elementi. Forse c’entra qualcosa l’industria che inquina, il consumo che dissipa risorse. Dovremmo discuterne seriamente, oltre che adottare misure urgenti per le popolazioni colpite. Dubito che lo faremo. Già oggi la Sardegna devastata fa capolineo, come un intruso, in prima pagina.

La notizia è che la Procura della Repubblica di Torino non ha aperto un’indagine su Annamaria Cancellieri ma ha trasmesso gli atti, con le intercettazioni e il resoconto dell’interrogatorio del ministro, al Tribunale di Roma per gli accertamenti del caso. Napolitano applaude e, secondo il Fatto, non per apprezzare il rigore dei magistrati, ma per difendere il ministro: “Napolitano a gamba tesa, Cancellieri non si tocca”.  “L’inchiesta passa a Roma, oggi il Pd decide”, ricorda Repubblica. “Battaglia nel Pd” fa eco la Stampa, “Letta preme sul partito: sì alla fiducia”.

Sallusti si de-berlusconizza e ammette che non ci sono più comunisti in Italia. “Beffa della storia”, titola, “Un Dc si prende il PCI”. Anche i giornali indipendenti non mostrano dubbi: nel primo round della battaglia congressuale ha vinto il sindaco di Forenze. “La vittoria di Renzi nel voto dei circoli, 8 punti su Cuperlo”. “Nel voto degli iscritti, Renzi  (46,7%) ha sconfitto Cuperlo (38,4)”. Civati ha superato il 9,2% tra gli iscritti, con percentuali rilevanti al nord e molto basse al sud. Pittella, 5,7%, esce con onore dalla competizione. Che ora si apre non solo ai tesserati ma al grande Pd, simpatizzanti, popolo delle primarie, che ha assistito, incredulo, per 9 mesi, a fughe verso il passato, larghe intese, bassa cucina governativa, rospi da ingoiare in nome del manovratore (Letta) e del supremo Commissario Politico, che dal Colle vigila sul Pd e sul Paese.

Ad Agorà, ieri mattina, Massimo D’Alema ha bastonato ;Matteo Renzi. “Ignorante, superficiale Giamburrasca”. Quello che Massimo non sopporta è di venire rappresentato come  responsabile di 20 anni di subalternità a Berlusconi,  traghettatore della tradizione post comunista verso poteri forti e sporchi,  simbolo di una sinistra che ha perso la strada maestra ed è da rifondare. Lo capisco. La storia di un partito è un processo collettivo. “Come se fossi stato l’unico a guidare il centrosinistra. Perché gli altri dov’erano? Dov’erano i Veltroni, i Prodi, i Fassino?” Parole di D’Alema, secondo il Corriere.

Già, dov’erano. Tuttavia una tale chiamata in correità D’Alema, non l’ha mai fatta apertis verbis. Non si è mai rivolto ai giovani del PD per spiegare come mai sia andata male, per colpa di chi, e da quali errori si debba imparare per non ripeterli. Oggi nessuno dei tre candidati segretario, non Civati, né Cuperlo né Renzi, rivendica la continuità di un passato che fu di D’Alema come di altri. Tuttavia Massino, “il realista” pensa che Civati non conti nulla, che Cuperlo non romperà mai con i fratelli maggiori e che Renzi finirà con il riciclare il vecchio apparato di partito. Perciò concentra su di lui gli strali e si prepara “a mangiare il budino” di cui crede di conoscere già il sapore.

Io ho un’altra storia, e anche per questo conto poco. Quando Massimo tirava la sua (unica) molotov a Pisa, mi battevo a Palermo contro la borghesia mafiosa. Quando D’Alema cominciò il suo cursus honorum nella FGCI e nel PCI in Puglia, sceglievo di fare solo il giornalista, perché la politica, come gestione dell’esistente, mi pareva ben misera prospettiva. E tuttavia ho sempre avuto rispetto per chi, mentre raccontavo l’Italia, provava a cambiarla, con alterne fortune. Non mi sono mai unito, né intendo farlo ora, ai tanti moralisti da divano.

C’è un però! Ieri Report ha mandato in onda un’inchiesta sull’Ilva. L’ex segretario Bersani avrebbe accettato 96mila euro di contributi dai Riva, il ministro Orlando autorizzato una discarica pericolosa che permette alla famiglia di risparmiare centinaia di milioni, Vendola riso al telefono con un figuro pagato dai Riva per insabbiare e corrompere. Dov’è la sinistra? Dove ci avete portato, voi che vi siete caricati l’onere del far politica? Possiamo tenerci un guardasigilli così amica dei Ligresti da chiamarli più e più volte, proprio mentre tre di loro finiscono in carcere, un quarto latitante? Che governo è, quello a guida PD, che non si propone di recuperare i miliardi nascosti dai Riva all’estero per risanare la fabbrica e Taranto?

Sono domande imposte che la crisi impone. Si corre il rischio che troppi italiani, non vedendo più differenza tra destra e sinistra, entrambe unite in un rapporto incestuoso con i Riva e i Ligresti, finiscano con l’affidarsi a poteri criminali, che sono l’altra faccia del neo capitalismo liberista. Si ricicli, si inquini, laissez faire – laissez vivre. Il Pd può ancora essere un antidoto, In Basilicata ha vinto l’astensione, ma tra chi ha votato, un Pittella ha prevalso. Attenti, così non si galleggia troppo a lungo. Le cose raccontate da Report non sono vere? Il PD lo spieghi. Se lo sono, come intendono, Renzi, Cuperlo, Civati rompere col passato e non solo essere ma anche apparire diversi da una Prestigiacomo o da un Clini, “naturalmente” all’ascolto di imprenditori spregiudicati e criminali?

Da corradinomineo.it

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