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Voto palese scaccia paure. Ultimo caffè di ottobre

 

“Porcata palese”, urla il Giornale di Sallusti. Golpe contro la democrazia: in odio a Berlusconi, il Pd fa abolire al Senato il voto segreto. Ora Alfano deve scegliere se stare col cavaliere o con la sinistra”. Già, è questa la domanda: Angelino tornerà alle vecchie, usate, compagnie, rinunciando al quid che non ha, o confermerà il sodalizio con Letta, sulla base di un comune sentire popolare ed europeo? “Sì al voto palese, governo a rischio”, scrive Repubblica. “Il voto sarà palese, ma il governo resiste”, racconta il Corriere.

Rischia o resiste? “Il governo non cade su una vicenda grave che riguarda il Parlamento; e non cade anche perché non deve vincere il partito trasversale delle elezioni anticipate. Che, in questo momento, possono convenire solo a Grillo e a Renzi, ma non certamente al centro destra”. Chi parla così è Gaetano Quagliariello, ministro della Repubblica e “colomba” PDL. Tuttavia anche un “falco” come Brunetta ieri si è recato, a passo svelto, da Letta. Non per annunciargli la crisi del governo, ma per chiedergli le dimissioni, o in subordine l’esautorazione, del ministro Saccomanni. Ma come? Cacciano dal Senato il tuo unico Dio e tu chiedi che il governo prosegua ma con Letta che assuma anche le deleghe del ministro del tesoro?

Sì, perché Brunetta come Quagliariello, come Cicchitto o Gasparri, che sedeva accanto a me ieri mattina a Coffee break, sono convinti che la destra perderebbe le elezioni se fosse costretta a mettere al centro la persecuzione di Berlusconi, l’insostituibilità di Berlusconi, l’inevitabilità di Berlusconi. Il 90  per cento degli Italiani pensa ormai di avere altri problemi. Se il Sole24Ore titola: “Rischio-instabilità sullo spread”. Francesco Merlo, di Repubblica, attribuisce alla figlia prediletta di B., invocata come porta bandiera di Forza Italia, la seguente e rivelatrice affermazione: “Non sarò io la fata con la bacchetta magica che porterà l’Italia al 1994”.

Ecco che l’ira funesta del Caimano, complice l’eterno Gianni letta, è stata rinfoderata: nessuna dichiarazione spaccamondo. Per ora. Deluso il poeta di corte, Bondi, si è arreso al fuoco amico: “Fanno bene a trattarci così. Noi, che facciamo? Alcune belle dichiarazioni, più o meno sentite. Lo ripeto, fanno bene a trattarci così”.  Le “belle dichiarazioni, più o meno sentite” di Alfano e Schifani promettono “guerriglia” in Parlamento. Servono per prendere tempo. Tradiscono il desiderio di restare accanto a Letta senza rompere con Berlusconi. Sperano in un nuovo voltafaccia del Cavaliere, come quello che gli consigliò di votare la fiducia in Senato. Un Berlusconi ferito, tradito, infuriato ma che li sopporta ancora perché non ha alternative.

Nell’altro campo, si tira un sospiro di sollievo. Il voto palese evita imboscate. C’erano precedenti – si dice – quelli dei voti su Andreotti e Lusi. E anche se i commentatori terzisti (Polito sul Corriere) condannano la cancellazione del segreto, si può sostenere (lo fanno Lanzillotta e Zanda) che quello sulla decadenza non sia un voto sulla persona e i diritti di Berlusconi, ma la ratifica di una legge, la Severino, che vuol proteggere l’onorabilità delle istituzioni e non giudicare di nuovo (a scrutinio segreto) un senatore già condannato.  Ma è vero che ieri si è infranto un tabù, l’interdizione su cui si fondavano le larghe intese  (non avrai altra maggioranza se con il PDL) è stata disattesa. I governativi del centro sinistra si ritrovano in piedi e si chiedono come mai.

Solo Civati lancia la sua sfida dai microfoni de la7: “Io dico che si deve cambiare la legge elettorale e si può votare nella prossima primavera. Mi piacerebbe sapere cosa pensino di questo gli altri candidati alla segreteria del Pd”.  Ma i più nel Pd tacciono, attendono gli eventi. Si chiedono cosa faranno Alfano e Schifani e cosa Letta. Perché non è finita. Non è ancora finita. È probabile che i Capi Gruppo del Senato onorino le feste dei morti. Week-end lungo, e solo alla ripresa, martedì prossimo ci diranno in quale giorno l’aula del Senato sarà chiamata a votare la decadenza. Quando andrà in scena la guerriglia promessa da Alfano, quando vedremo il tabellone illuminarsi con puntini verdi dai banchi occupati da SEL a quelli dei 5 Stelle, passando per le postazioni del Pd e di Scelta Civica. E, in minoranza, i puntini rossi, là dove siedono leghisti e piddiellini.

Forzatura per forzatura, sarà meglio far presto.  Dopo tre mesi di minacce e ricatti, di iperboli che si sprecavano nei titoli, penso che la misura sia colma. Che Berlusconi debba tornare ad essere quello che ormai è: un cittadino molto ricco ma condannato in via definitiva e inquisito in altri processi. Penso  che il Berlusconi leader politico abbia cominciato a perdere la notte in cui per la prima volta venne eletto Barack Obama e lui se ne stava sul lettone di Putin con Patrizia D’Addario. Che fosse già finito la sera del 12 novembre del 2012, quando dovette lasciare Palazzo Chigi e una folla ostile lo aspettava al Quirinale. È un fantasma, Berlusconi. Tenuto in vita dalla nostra paura.

Il Fatto Quotidiano apre con Alitalia che “Rischia il crac. Biglietti non garantiti”. Ed è vero che oggi si riunisce il CDA e che i francesi sembrano volersi disimpegnare. Ma poi Travaglio scrive a proposito del datagate. E il terzo titolo in prima pagina è dedicato ad Amato, che concesse, quando era ministro dell’interno, quasi due milioni alla figlia di Salvo Lima, politico di mafia e ucciso dalla Mafia. Capisco la voglia di guardare ad altro e non sempre agli affari di mister B, ma questo mi sembra snobismo.

da corradinomineo.it

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