Quello sgomento metafisico formato comunicato di Bondi

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Ciò che più colpisce dell’ultimo Bondi è il dolore. Un grumo di sgomento metafisico, una ferita sanguinante dell’anima che si coglie in ogni sua parola, in ogni suo comunicato. Come quello che ha distillato martedì, grondante lacerante disincanto per il Presidente della Repubblica: “Francamente comincio ad avere seri dubbi sull’utilità di questo ruolo esercitato da Napolitano nella convinzione di guidare dall’alto l’Italia verso l’uscita dalla crisi. Le conseguenze di questo metodo non sono affatto incoraggianti”. Dove l’avverbio iniziale, “francamente”, evocante noncuranze cinematografiche (“francamente me ne infischio”, da “Via col vento”), disvela al contrario una partecipe, attonita sofferenza da confessione a cuore aperto: in tutta sincerità, e quanto gli costa nell’intimo dettarlo all’Ansa, Napolitano lo ha deluso. E pare di udire i singhiozzi trattenuti fino al pianto a dirotto del povero Sandro, afflitto più dal proprio errore che dall’altrui orrore, dall’essersi sbagliato più che dall’aver appurato l’incapacità o, peggio, la malvagità fatta e rifatta (con l’improvvida rielezione) capo dello Stato: i dubbi che egli comincia ad avere sono, si badi bene, “seri”; le conseguenze del metodo presidenziale da lui tardivamente scoperto “non sono affatto incoraggianti”. Pietoso, doloroso eufemismo che malcela un doppio, angoscioso interrogativo di crescente drammaticità: ma come ha potuto lui, Napolitano, deviare dalla retta via di Arcore, e soprattutto come ha potuto lui, Bondi, non intuirne da subito il nefasto fanatismo elitario di stampo economico (la “convinzione di guidare dall’alto l’Italia verso l’uscita dalla crisi”)? Il suo struggersi via Ansa ci sprofonda per contagio in un’affranta ansia: piangiamo con lui e poi, magari, mandiamo un comunicato.

da l’Unità


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