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Quello di Papa Francesco è un Dio che attraversa il dolore e scende a giocare con un bambino

 

C’è un uomo solo al comando nel mattino di Assisi, ma non è Papa Francesco. E’ il fedele in bicicletta che sbuca sui pedali tra l’acclamazione della folla dall’ultimo tornante della collina a due passi dall’Istituto Serafico, prima tappa dell’itinerario assisano di Papa Bergoglio. Il servizio d’ordine lo blocca con una foga degna di miglior causa e lui rotola sull’asfalto. Il Papa era atterrato ad Assisi appena qualche minuto prima, in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Le autorità lo accolgono ma la folla lo invoca:”Papa Francesco voltati”. E lui si gira verso di loro con un sorriso quieto. Ogni suo gesto e’ carico di simboli. Allo stesso modo con il quale iniziò da Lampedusa, simbolo della globalizzazione dell’indifferenza, le sue visite pastorali così vuol cominciare dall’istituto Serafico questa visita nella città di San Francesco. Il Serafico è una struttura della città che si prende cura di bambini e ragazzi pluriminorati provenienti da tutto il territorio nazionale. Sceglie di abbracciare quelli che la Presidente dell’Istituto Francesca di Maolo chiama “nostri fratelli prigionieri del buio, del silenzio, dell’immobilità”. Come San Francesco che proprio dall’incontro con il lebbroso trasse la sua ispirazione di seguire Cristo. E’ a loro, a quei ragazzi senza voce ed alle loro famiglie piegate dal dolore, che Papa Bergoglio si rivolge per dire che la nostra è ormai una società segnata dalla cultura dello scarto piuttosto che da quella dell’ accoglienza e che a farne le spese sono soprattutto loro: i più fragili e i più deboli. Poi il Papa si sposta nei vari angoli della città e ti accorgi che in questa scelta itinerante c’è un richiamo al francescanesimo delle origini quando i frati non potevano rinchiudersi nella tranquillità della vita monastica ma se andavano a due a due per le strade del mondo nella vastità di una clausura aperta. Girando per le strade ed i vicoli appena risistemati nonostante la spending review, cerchiamo di analizzare la composizione del popolo dei Bergogliosi. Ci accorgiamo però che non c’è alcun segmento sociologico da studiare perchè ci sono tutti: madri, padri, ragazze s ragazzi. Un perfido cronista ricorda la visita di Papa Ratzinger ad Assisi nel 2007, quando la sua auto avanzava tra sparuti gruppi di fedeli.

Dopo il passaggio della Papa mobile di Francesco una signora urla un po’ invasata al marito: “mi ha guardata, mi ha guardata” , mentre un venditore ambulante propone bandierine e medagliette con l’effigie del Papa, perchè cacciare i mercanti dal tempio va bene ma non in tempi di crisi. Anche oggi Bergoglio non delude chi si attendeva un nuovo capitolo della sua narrazione sferzante e così poco curiale. Dal Vescovado, luogo nel quale San Francesco si spogliò dai suoi averi, il Papa tuona contro lo spirito di mondanità, strumento omicida che uccide l’anima delle persone e della Chiesa. Nell’Omelia pronunciata nella Piazza di fronte alla Basilica il Papa assesta un colpo durissimo contro il francescanesimo da salotto. “La pace francescana- dice- non è un sentimento sdolcinato. Per favore questo San Francesco non esiste. E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo”.

Che Papa Francesco stia modificando in profondità il comportamento della Chiesa lo capisci anche dalla parola che il Vescovo di Assisi Sorrentino assume nel suo discorso come cardine del programma pastorale: periferie. L’immagine più bella è quella che Papa Francesco ci regala nel testo diffuso ai giornalisti sulla sua visita all’Istituto Serafico. Racconta di una lettera ricevuta da Nicolàs, un ragazzo argentino disabile fin dalla nascita che non parla e non cammina. Questo ragazzo gli scrive di aver domandato la protezione del Papa al suo angelo custode Eusebio che, assicura, lo protegge sempre e quando non riesce a dormire scende a giocare con lui. “E’ Dio – dice Bergoglio – che scende a giocare con lui”. Ecco forse in questa immagine sta tutto il fascino che questo Papa esercita su credenti e non credenti. Il suo non è un Dio che prescrive, che dall’alto giudica e condanna. Quello di Papa Francesco e’ un Dio che attraversa il dolore e scende a giocare con un bambino.

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