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Obama docet. Il caffè del 17 ottobre

 

“Accordo negli USA contro il crac”, scrive il Corriere della Sera. Obama ha tenuto duro, ha lasciato che l’America si affacciasse sull’orlo dello shutdown, che per settimane i giornali  scrivessero che l’America era finita, che lui stesso era finito, sotto i colpi del Tea Party, degli ultra liberisti che usurpano il nome dei patrioti di Boston del 1773,ha mostrato nervi saldi, il presidente degli Stati Uniti e alla fine ha imposto un accordo che non prevede tagli alla sua riforma sanitaria. Lasciando macerie nel campo repubblicano. Già, per governare bisogna saper trattare con interlocutori e avversari. Bisogna avere una visione e tenere il punto. Non basta proporsi di sopravvivere.

E mentre il Corriere va in America, la Stampa scopre che la legge di stabilità firmata Letta non fa felice nessuno. “La manovra della discordia”, la chiama. “I falchi del PDL (parlano di) aumento delle tasse camuffato, malumore dei renziani e di Monti, (per) Camusso risultati al di sotto degli annunci”. E tuttavia “lo spread scende a 239”. Repubblica: “In busta paga 14 euro in più”. Il Giornale fa eco: “14 euro per (quasi) tutti. Aumenti ridicoli in busta paga e rischio nuovi aumenti sulla casa. Partiti e categorie delusi, il governo prende solo tempo”.

Il Fatto: “B minaccia i suoi ministri. O con me o con i carnefici”. Ecco la cronaca di un’altra giornata di passione a Palazzo Grazioli. “Mentre Alfano precipita nei sondaggi, il Caimano lo convoca con Quagliariello, Lupi, Di Girolamo, Lorenzin e pone l’ennesimo aut aut. Il vice Letta tentenna, Cicchitto e Formigoni sono per la rottura. Brunetta sale al colle e Mauro ripropone la grazia per il condannato, il quale rifiuta ‘non ho niente da farmi perdonare”. Il Foglio, in più, spiega che “i sondaggi non entusiasmano”.Poi la cronaca: “Berlusconi insiste per la soluzione choc, il segretario ascolta ma prende tempo, falchi sospettosi, colombe in agitazione”.

Non c’è di che fremere leggendo i giornali in edicola. Tutti si guardano in cagnesco, Brunetta fa il duro con la Rai, Fazio gli risponde per le rime, alla fine il Direttore Generale si scuote dal letargo e appoggia Fazio, Repubblica insinua che il PDL voglia in realtà difendere Mediaset in difficoltà.

Sul fronte parlamentare, Grillo rinuncia (per ora) a mettere in riga i suoi deputati e senatori, i quali ultimi (i senatori) scoprono che sul reato di negazionismo non vogliono decidere in commissione giustizia (e la scelta sarebbe caduta proprio ieri, nel giorno simbolico del settantesimo anniversario dell’Infamia, cioè del rastrellamento della Gestapo al Ghetto di Roma), mentre Fiamma Nirestein scrive, sul Giornale, che il negazionismo non deve essere reato: a lei serve – spiega- per depistare il vero nemico che è chiunque critichi lo Stato di Israele.

Segnalo, su Repubblica, un articolo di Piero Ignazi sulla legge elettorale, che diffida il Pd dall’adottare soluzioni pasticciate e lo spinge a insistere sul doppio turno. Il solo modo per garantire rappresentanza (è l’elettore che sceglie chi votare e poi chi votare di nuovo al ballottaggio) e governabilità.

Sono d’accordo. O il doppio turno o il proporzionale. In mezzo,solo pasticci, con liste bloccate, soglie di sbarramento, premi di maggioranza che spingono a formare coalizioni insincere. E basta rinviare la questione alle fine dell’iter di riforma della costituzione.  Il nodo della legge elettorale è, infatti, politico : il porcellum (o un suo clone, proporzionale con premio di maggioranza e liste comunque bloccate) riproporrebbe i tre blocchi così come si sono espressi nelle elezioni di febbraio. Il doppio turno costringerebbe a scegliere: la destra, o la sinistra o il movimento 5 stelle. Il sistema proporzionale consentirebbe al  PDL di dividersi, non obbligandolo più a coabitare pur di spuntare il premio maggioranza e, forse, darebbe spazio a una formazione a sinistra del Pd. Di tutte le soluzioni la peggiore è il porcellum (et similia).

da corradinomineo.it

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