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I giochi dell’Ikea

 

Sui quotidiani che escono ancora ogni giorno nel bel paese, l’impresa svedese  IKEA – che vende in negozi presenti in tutte le regioni dalle Alpi alle isole di tutto l’arcipelago – ha goduto di una grande fortuna mediatica, dal 1989, anno di arrivo nella penisola, dopo il successo raggiunto in tutto il mondo per le indubbie qualità di modernità, di  valore estetico e di economicità a partire dai primi stabilimenti fondati  nell’anno più drammatico della seconda guerra mondiale, il 1943. Non soltanto per le capacità indubbie degli uffici stampa aziendali che hanno potuto utilizzare l’esperienza accumulata per quasi un cinquantennio nei diversi continenti e in tutta l’Europa ma per le qualità oggettive come quelle indicate e l’identificazione di un modello vincente che risponde ai canoni della modernità industriale e postindustriale: la possibilità per il cliente di costruirsi il mobile acquistato, l’adattabilità notevole dei mobili IKEA ai diversi ambienti che li ospitano e così via. Se oggi ne parliamo, dopo che lo ha fatto la Repubblica  con un preciso articolo di Mario Pirani, è perché dalla Francia arrivano novità molto preoccupanti di cui nessun altro quotidiano ha finora parlato nonostante le conseguenze che quelle notizie potrebbero avere per un numero non piccolo di italiani. In Francia, detto in poche parole, qualche tempo fa il settimanale satirico Le Canard Enchainè, ripreso dopo pochi giorni dall’autorevole Le Monde, ha denunciato uno scandalo straordinario che riguarda proprio l’IKEA che ha messo in piedi nel vicino paese una grande rete di spionaggio per controllare  probabilmente in tutta l’Europa, migliaia di persone, inclusi i candidati all’assunzione nell’impresa, i dipendenti e persino i clienti con i quali aveva intrapreso una controversia commerciale. E ora il tribunale di Versailles ha messo in stato d’accusa le strutture dirigenziali di sorveglianza dei magazzini Ikea in molte città transalpine. L’aspetto più grave che l’autorità giudiziaria francese ha verificato riguarda i legami stretti intercorrenti tra le strutture commerciali dell’IKEA e i servizi segreti del paese presenti nella struttura informatica di cui l’IKEA si è servita nelle sue indagini illecite.  L’elenco si sta allungando in maniera sempre più estesa e vengono fuori particolari inquietanti che coinvolgono i servizi segreti di Parigi. Centinaia di migliaia di persone risultano essere poste sotto sorveglianza attraverso l’utilizzazione illecita del database digitale STIC (sistema di registro delle infrazioni constatate) che contiene milioni di nomi registrati attraverso le patenti di guida o le immatricolazioni delle automobili. Ora queste notizie che arrivano dalla Francia fanno ricordare a noi italiani la vicenda di spionaggio che, nel primo decennio del secolo fino al 2009, ha riguardato la TELECOM con l’incriminazione e la condanna (provvisoria) dell’alto funzionario dei servizi segreti Mancini e del capo della sicurezza dell’azienda informatica italiana Tavaroli. Si stabilì allora che agisse in Italia una rete spionistica controllata dai servizi segreti che condusse alla scoperta giudiziaria di gravi illeciti della privacy, anche se – come quasi sempre nel nostro paese – alcuni particolari della vicenda non vennero del tutto chiariti.

E richiedono che, da chi ne ha i poteri, si prenda ora in considerazione un’indagine in grado di eliminare ogni dubbio sulla presenza anche nel nostro paese di un’attività svolta dall’IKEA di spionaggio di clienti e altre persone in qualche modo collegate all’impresa svedese che sta correndo in Francia, grazie alle nuove indagini della magistratura, pericoli sempre maggiori.

E’ noto che noi non ci siamo mai fatti mancare nulla anche di recente, in fatto di poteri e di servizi più o meno occulti, e dunque  preferiremmo che la benemerita impresa commerciale svedese non si occupasse di noi, almeno dal punto di vista  dell’indagine in corso in Francia. Sappiamo ormai che l’informatica è uno strumento potente della nostra età globalizzata ma vorremmo sperare che le nostre autorità guardassero con maggiore attenzione ai pericoli che ne derivano nei paesi vicini. O è chiedere troppo in questa calda estate?

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