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Move on: parte il tavolo tecnico per restituire la Rai ai cittadini

 

Dopo la condanna di Berlusconi, voltare pagina anche nel sistema delle telecomunicazioni: Move On Italia chiede la riforma della Rai e delle televisioni

Un tavolo tecnico tra associazioni e parlamentari per l’elaborazione di un testo legislativo di riforma del servizio pubblico, sulla base della piattaforma in 5 punti elaborata con l’ausilio di esperti del settore: lo promuove Move On Italia, il movimento nato tre anni fa sulla scia del Move On americano, per sostenere politicamente i partiti e il candidato premier che inseriscano questo punto qualificante nel loro programma di Governo. Ad annunciare la prima riunione del Tavolo, in settembre, il fondatore di Move On Italia Marco Quaranta, assieme alla giornalista ed ex parlamentare Tana De Zulueta (“ambasciatrice” del movimento presso il Parlamento).

La sentenza definitiva di condanna di Berlusconi lo conferma: le tv di Silvio, oltre a cristallizzare per decenni  il mercato italiano nel duopolio Rai-Mediaset, sono state paravento di operazioni finanziarie illecite di un editore spurio e s-pregiudicato, che una volta sceso in politica le ha utilizzate anche come industria di senso e strumento di con-senso. Lo stesso servizio pubblico, nel ventennio berlusconiano, è stato colonizzato e asservito agli interessi del monopolista privato.

Il disvelamento della frode fiscale mascherata da Mediaset impone ora un ripensamento dell’intero sistema delle telecomunicazioni, a partire dalla Rai, che Move On Italia chiede di restituire ai cittadini attraverso una riforma della governance con la partecipazione di utenti e lavoratori, come previsto dall’art. 43 della Costituzione. Accanto a questa, Move On sostiene come inderogabile una legge sul conflitto di interessi e una nuova disciplina antitrust.

Al Tavolo tecnico Società civile – Parlamento, lanciato nel giugno scorso in occasione di una assemblea pubblica con il Presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico, hanno già confermato la loro adesione: tra gli esperti del settore, Nicola D’Angelo, Loris MazzettiGiovanni Valentini, Roberto Zaccaria, Sergio Bellucci,Arturo Di Corinto, Renato Parascandolo, i parlamentari capigruppo in VigilanzaVinicio Peluffo (Pd), Mario Marazziti (Scelta Civica), Mirella Liuzzi (M5S),Gennaro Migliore (Sel); tra le associazioni, capofila la Fnsi con il segretario generaleFranco Siddi e il presidente Giovanni Rossi e l’Usigrai (Vittorio Di Trapani), assieme a: Ordine dei Giornalisti del Lazio (Silvia Resta), Cgil-Rai (Daniela Zefferi), IndigneRai, Articolo 21 (Vincenzo Vita), Liberainformazione (Santo Della Volpe), Libertà e Giustizia (Elisabetta Rubini), Forum Terzo Settore (Andrea Volterrani), e altre, da tempo vicine a questo percorso o in via di adesione.

E recentemente lo stesso Roberto Fico, in un videoforum su Repubblica.it, ha annunciato di lavorare con altri parlamentari a un progetto di legge di riforma della Rai, mentre come Presidente della Vigilanza si è impegnato, rispondendo anche alle istanze sollevate da Move On Italia, ad attuare la completa trasparenza dei processi e degli appalti all’interno della Rai, “per rispetto ai cittadini che pagano il canone”.

La piattaforma presentata da MoveOn si articola in cinque punti:

1. Superare l’anomalia per la quale l’azionista del servizio pubblico è il Ministero dell’Economia
2. La Vigilanza è sostituita dal Consiglio per le Comunicazioni audiovisive: 11 membri  su 20 provenienti dalla società civile (abbonati  e rappresentanti di settore), i rimanenti da enti locali e Parlamento
3. Il Consiglio nomina il CdA Rai e ha competenze di indirizzo e vigilanza
4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
5. Ai cittadini è garantito un uso consapevole e interattivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.

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