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Quel finestrino aperto

 

Ho guardato per ore le dirette tv sul viaggio brasiliano del Papa.  Di quelle immagini, di quelle voci, di quelle parole, mi ha colpito soprattutto quel finestrino sempre abbassato di una utilitaria, quasi soffocata tra le auto scure di ordinanza. Dietro quel finestrino ci stava Francesco, quando la folla sembrava quasi travolgere l’auto e i cronisti ansimavano affannati e preoccupati, Lui sporgeva le mani, salutava, manifestava, anche fisicamente, il suo desiderio di entrare in empatia, di sentire insieme con gli altri, di condividere un pezzo di strada.
Quanti altri cosiddetti “Potenti della terra” avrebbero usato una piccola macchina grigia per entrare in città?
Come avrebbero reagito ai disguidi e all’assalto improvviso che ha travolto quel poco di servizio d’ordine che c’era?

Quante teste di prefetti sarebbero saltate per questo “Samba brasiliano” attorno all’auto del Papa?
Nulla di tutto questo è accaduto, perché quel finestrino abbassato è la cifra stilistica, umana ed ecclesiastica di Francesco, che, non a caso, ha scelto il nome del Santo di Assisi, un altro che non amava le “Carrozze Blu” dei suoi tempi.

Quel finestrino rappresenta, meglio di tante parole, la volontà di ascoltare, di includere, di dialogare anche con i mondi più lontani, di farlo senza paura, “senza oro ed argento”, affrontando anche criticità , disagio, caos.
Quella piccola macchina grigia e quel finestrino abbassato dovrebbero diventare uno stile condiviso anche da parte di chi ha l’onore e l’onere di servire gli Stati e di decidere le sorti del pianeta.
Non si tratta di una abile trovata mediatica, ma di un altro modo, quello dei gesti, per indicare la volontà di andare alla ricerca dell’altro nelle mille periferie del mondo.

Dopo l’isola di Lampedusa, anche quell’ anonimo finestrino di una utilitaria resterà nella storia di questo Pontefice, cancellando d’un colpo le migliaia di auto blu che, sino a ieri, erano il tratto distintivo di tanti potenti, credenti e non credenti.

da San Francesco.org

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