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Direttiva UE contro le colonie: banche a rischio

 

Le principali banche e compagnie israeliane rischiano di perdere i prestiti della Banca di Investimento UE, che dal 1981 ha garantito un miliardo di euro.

di Ali Abunimah – The Electronic Intifada

Le banche israeliane, gli enti pubblici e quelli privati perderanno l’accesso a centinaia di milioni di euro dei prestiti delle Banca di Investimento Europea, secondo le nuove linee guida sulle colonie israeliane, come affermano attivisti palestinesi.

Questo potrebbe essere il più serio impatto della decisione della UE di bandire sussidi futuri a Israele a meno che gli accordi escludano esplicitamente la Cisgiordania, Gerusalemme Est, Gaza e le Alture del Golan, occupati da Israele nel 1967.

L’effetto sulle banche israeliane

Il Comitato Nazionale di Boicottaggio (BNC), la federazione palestinese per la campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, ha pubblicato un’interpretazione delle nuove linee guida:

“Le nuove linee guida escludono ogni entità israeliana con attività nei Territori Palestinesi Occupati dal partecipare a strumenti finanziari della UE come i prestiti. Tra i soggetti esclusi dal ricevere prestiti dalla Banca di Investimento Europea ci saranno le principali banche israeliane, comprese Bank Hapoalim, Mizrahi Tefahot Bank e Bank Leumi, perché operano illegalmente nei Territori e hanno filiali nelle colonie illegali israeliane. Bank Hapoalim ha ricevuto una linea di credito da 75 milioni di euro dalla Banca nel 2006 e probabilmente ne ha utilizzati una parte per operazioni finanziarie di ampio raggio nelle colonie.

I prestiti recenti della Banca, come il prestito da 120 milioni di euro alla compagnia nazionale israeliana per l’acqua Mekorot nel 2011 o quello da 40 milioni per la compagnia di auto elettriche Better Place nel 2012, non sarebbero stati garantiti secondo la nuova direttiva perché entrambe le compagnie svolgono attività coloniali illegali. La Banca Europea ha fornito dal 1981 ad oggi circa un miliardo di euro alle entità israeliane”.

La Banca di Investimento Europea si definisce come “la banca dell’Unione Europea”, di proprietà dei 28 Stati membri. Fornisce finanziamenti per progetti all’interno e fuori dalla UE a condizioni favorevoli. “Virtualmente tutti i ministeri e le autorità nazionali israeliani, le banche e i business privati partecipano alla discriminazione e all’oppressione del nostro popolo e alla colonizzazione del nostro Paese – spiega Zaid Shuaibi, portavoce del BNC – La maggior parte di questi enti gioca un ruolo chiave nel mantenimento e l’espansione delle colonie illegali israeliane e nelle infrastrutture del regime di occupazione. Queste nuove linee guida dovrebbero porre fine alla possibilità di Israele di ottenere i prestiti della Banca Europea”.

La Banca di Investimento Europea non ha risposto alla richiesta scritta di Electronic Intifada che chiedeva come tali linee guida saranno implementate.

Impatto più grande di quanto si pensi?

Mentre funzionari e commentatori israeliani hanno definito la mossa della UE “un terremoto”, altri osservatori – come David Cronin di Electronic Intifada – sono più cauti ritenendo che la decisione possa avere un impatto minore di quanto di possa pensare e che l’Unione Europea ha una lunga storia di complicità con la colonizzazione e gli altri crimini israeliani.

Shuaibi aggiunge: “Sebbene queste linee guida siano un passo importante nella giusta direzione, non assolvono la UE dalla responsabilità legale di riconoscimento e sostegno del regime di occupazione israeliano, della colonizzazione e dell’apartheid in diversi settori”.

Tuttavia, se le linee guida restringeranno effettivamente l’accesso al finanziamento per le principali compagnie e banche israeliane, potrebbero rappresentare un campanello di allarme per gli israeliani: il timore che i giorni della colonizzazione libera della Palestina e delle relazioni normali con il resto del mondo sono giunti alla fine.

Il Dipartimento di Stato americano, che si è da sempre opposto ad ogni passo concreto per porre fine alla colonizzazione israeliana e allo scippo di terre, non ha voluto commentare né emettere alcun rimprovero ufficiale contro il nuovo regolamento della UE.

Traduzione a cura della redazione di Nena News

da perlapace.it

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