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Siria, il capogiro di Walzer

 

Quello di Michael Walzer è uno dei nomi che ho più cari per quel che attiene alla filosofia politica, alla lettura di una via moderna verso il pensiero che noi in Italia chiamammo “lib-lab”. Riflessioni le sue che possono più o meno incontrare il gusto di chi le legge, ma di certo aperte all’uomo, all’umanesimo di cui credo si seguiti ad avere bisogno. Per questo ha destato in me un sincero moto di sorpresa e quindi di sconforto la lettura di quanto ha scritto sulla Siria. Una sorta di elogio delle tergiversazioni del presidente Obama. Parte di qui, Walzer: “Tergiversare mi sembra l’unica risposta assolutamente logica a quel che sta accadendo laggiù. Il punto è che non sappiamo nemmeno bene cosa vogliamo che succeda. Voglio dire, non ci è chiaro quale tra i vari scenari possibili sarebbe il meno terribile. Ovviamente ai nostri lettori piacerebbe veder vincere i siriani che hanno studiato John Stuart Mill o che si ispirano alla socialdemocrazia svedese. Ma all’orizzonte non si configura neanche lontanamente qualcosa di simile.”

Dunque anche lui, il grande Walzer, rispolvera l’attitudine da titolare di cattedra e boccia i siriani, non hanno studiato abbastanza Stuart Mill. E lui, il professore, ha studiato abbastanza il Baath, quel mix di nazionalismo totalitario e stato-mafia, che opprime da più mezzo secolo i siriani?

Ma procediamo: “Secondo alcuni critici di Obama dovremmo scegliere una fra le milizie oppure un piccolo ma coerente gruppo di esse e far in modo che vinca la guerra. Mi pare uno degli esiti meno probabili, tenuto conto che non sappiamo poi granché dei diversi contingenti, che i nostri alleati – Turchia, Arabia Saudita e Qatar – verosimilmente hanno già optato per alcuni che non ci piacerebbe vincessero.” Sorprende che Walzer scriva questo, perché non sfuggirà che implica una critica di logica pura: forse se si fosse creduto nei valori che si professano, indicando agli alleati la strada, il cammino sarebbe sarebbe stato diverso. Si ha invece l’impressione che quella degli scettici sia una profezia che si auto-avvera: “i levantini sono inaffidabili. Vuoi vedere che esce al-Qaida? Meglio aspetare.” Intanto Assad bombarda tutto e tuti, e dal gorgo dell’orrore chi emerge?

Ma il boccone più amaro del testo di Walzer è un altro. ” Ci sono alcune misure umanitarie che potrebbero essere adottate, su scala ben più ampia di quanto registrato finora. Ma si tratta di misure che sembrano ovvie, politicamente facili da prendere, e a ragione la gente può temere che gli aiuti umanitari, per quanto leniscano la sofferenza e appaiano moralmente necessari, finiscano solo per prolungare la guerra e generare ancor più dolore, che avrà ancora più bisogno di essere lenito”.

Ovvia a questo punto la conclusione:

“Il tergiversare di Obama e di chiunque altro ha consentito alla guerra di arrivare a un punto in cui si è prossimi al reciproco sfinimento. Quindi ora potrebbe essere un buon momento per uscirsene con una proposta che soddisfi le varie forze esterne e metta fine alle sofferenze della popolazione siriana.
Vi prego di notare che questa non è una proposta di sinistra. Si presta a interessi imperialistici e non rimette il potere nelle mani della classe lavoratrice siriana. È un approccio “riformista”, come si usava dire un tempo. La pace viene prima. Vengono prima la stabilità e addirittura “la legge e l’ordine”. Democrazie e socialdemocrazia subentrano molto dopo.”

E’ il capogiro di Walzer. Lo stesso Walzer che volle inserire nella discussione sulla guerra giusta quella, sacrosanta, sul diritto in guerra:  “Sebbene non si sappia ancora molto riguardo a ciò che è realmente accaduto durante la guerra del Golfo, ho espresso molte riserve, sia durante il suo svolgimento che dopo, circa il modo in cui essa è stata condotta. Ho creduto che alcune decisioni che hanno dato forma alla campagna strategica del bombardamento, prese ufficialmente dalla coalizione, ma, in realtà, espressione della volontà americana, siano state criminalmente sbagliate. Come è noto, la guerra, prima di iniziare a terra, fu combattuta per la maggior parte del tempo in cielo, e si diresse per lo più alle infrastrutture civili della società irachena. Si tratta di obiettivi che solo in alcuni casi possono essere considerati legittimi, là dove, ad esempio, si è trattato di ponti che consentivano i rifornimenti ad una armata sul campo. Al contrario, la distruzione di centrali elettriche o di impianti per il rifornimento d’acqua, costituendo un attacco ingiustificato alla società, non rientra affatto tra i casi previsti e giustificati dallo ius in bello.”
Se vale per Bush e la guerra del Golfo perchè non vale anche per l’ancor più feroce e sistematico bombardamento di centinaia e centinaia di centri abitati, di civili siriani?

Eppure c’era, credo ci sia ancora, un altro Walzer, quello che da anni mi ha convinto e coinvolto. Questo. “I pacifisti scorgono nella teoria della guerra giusta un modo di argomentare che, definendo i limiti e i modi entro i quali la guerra va combattuta, finisce con l’accettarla e giustificarla. Personalmente, essendo cresciuto durante l’ultimo conflitto mondiale, credo che ci siano delle occasioni nella storia umana nelle quali è molto importante essere preparati a combattere.”
Lo credo anch’io. E come me -cosa molto più importante-penso lo credano anche i siriani.

da “Il Mondo di Annibale”

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