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L’Homo Berlusconensis e l’estetica del corpo

 

Sia l’individuo maschio che l’individuo femmina, scarsamente consapevoli di sé e del proprio rapporto con la collettività, sono soliti coprire il corpo di disegni smaccatamente allegorici, colorati e di grandi dimensioni, che chiamano tatuaggi. Sarebbe una strategia per esorcizzare la paura, nell’illusione che quel travestimento possa spaventare e allontanare i nemici da cui si sentono minacciati: il futuro dei figli (in particolare in balìa dei pedofili della Rete e del bullismo), la disoccupazione, i rapinatori che entrano in casa, il degrado ambientale. Con il quarto e ultimo degli incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno, “Un mese di sociale”, dedicato quest’anno a “La società impersonale”, il Censis ha fornito la più aggiornata descrizione dell’Homo Berlusconensis.

Mammifero antropomorfo, diffuso su tutto il territorio che va sotto il nome di Italia, ha abbandonato antiche pratiche conosciute come cultura, studio, laurea, e oggi si dedica soprattutto al gioco. Appena il 20 degli individui, segnala l’istituto, possiede le competenze minime per orientare e risolvere, attraverso l’uso di un linguaggio evoluto, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana. Ne è un sintomo significativo la progressiva scomparsa di luoghi di culto detti cinema e teatri, mentre gli individui si conquistano identità e ruoli sociali confrontandosi in prove iniziatiche e sfide avvincenti chiamate videogiochi o gioco online. Il 31 per cento dei genitori vi si dedica per più di due ore al giorno.

L’aspetto estetico del corpo, in ogni caso, sembra giocare un ruolo fondamentale per l’Homo Berlusconensis che è terzo al mondo per numero di interventi di medicina e chirurgia estetica in rapporto alla popolazione, e ogni settimana apre 4 nuovi siti per i tatuaggi, che vanno ad aggiungersi ai 900 già esistenti, tanto da poter parlare di narcisismo di massa.

Velocità e superficialità caratterizzano la quotidianità degli insediamenti di maggiore concentrazione abitativa (città), sconvolti da ritmi caotici, dai quali gli abitanti tentano di difendersi assumendo in quantità sempre maggiori (+16,2 per cento negli ultimi sei anni) di pozioni sciamaniche che chiamano psicofarmaci.

Una società fatta di individui passivi, indeboliti da una pratica definita attitudine al consenso, che consiste nella prolungata adorazione di totem (televisori) eretti all’interno delle mura domestiche dalle quali, quando riescono a uscire, lo fanno con violenza. Il che, naturalmente, determina una collettività impaurita, dall’aumento delle estorsioni, delle minacce, degli omicidi (da 462mila a 588mila in 6 anni) e incline al pessimismo: ben oltre la metà dei membri è convinta che cresceranno le pratiche che fanno adirare gli dei, alle quali attribuiscono nomi scaramantici come tangenti, evasione fiscale, affari sporchi.

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