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Aziende confiscate: una legge per riattivare il lavoro

 

di Roberto Iovino per “Il Corsaro”

Consegnate alla Camera le firme della campagna “Io riattivo il lavoro”. L’approfondimento di Roberto Iovino. Il gruppo 6GDO (Grande Distribuzione Organizzata) fu sequestrato quattro anni fa a Grigoli, un prestanome di Matteo Messina Denaro. Quarantasei supermercati nell’area vasta della Sicilia occidentale, più un grosso centro di distribuzione a Castelvetrano, città in provincia di Trapani che ha dato i natali al boss. Un sequestro eclatante, anche perché il gruppo gestiva la rete di distribuzione in Sicilia occidentale per un noto marchio internazionale, la Despar. Cosa è cambiato da quel sequestro? Che fine hanno fatto i 400 lavoratori coinvolti? Le cronache di allora si occuparono solo di riportare la notizia del sequestro, e la soddisfazione (più che condivisibile) della magistratura per aver inferto un duro colpo a quelli che erano ormai diventati i supermarket della mafia.

Oggi quei supermercati sono dello Stato, ma in che condizioni versano? Quanta ricchezza producono? Quanto lavoro legale garantiscono a un territorio fortemente vessato dalla presenza mafiosa come quello trapanese?

A porre questi interrogativi è stato direttamente Roberto M., operaio del 6GDO che ha partecipato, insieme a una folta delegazione rappresentativa della campagna Io Riattivo il Lavoro, alla consegna presso la Camera dei Deputati delle 120.000 firme raccolte per ampliare (e correggere) l’attuale normativa sulle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità. Roberto ha le idee chiare. Alla conferenza stampa ricorda ai giornalisti che il 94% delle aziende confiscate alle mafie sono destinate al fallimento; che dall’inizio della crisi (2008) le confische sono aumentate del 70%; che in alcuni contesti con la mafia si lavora e con lo Stato no, un paradosso inaccettabile per un paese civile e democratico come il nostro. In tempi di crisi le organizzazioni criminali hanno un vantaggio competitivo rispetto a chi prova a fare impresa in modo legale, hanno grandi liquidità da investire: soldi sporchi, ma facili da pulire. Non è un caso, quindi, che i provvedimenti di confisca delle imprese siano trasversali a tutti i settori della nostra economia. È necessaria, però, porsi un’altra domanda: se il lavoro encomiabile della magistratura ha portato a confiscare 1700 aziende, per sequestrarne (secondo alcune proiezioni della commissione antimafia della XV legislatura) almeno dieci volte tanto, quante saranno quelle che agiscono liberamente sfuggendo al controllo di legalità delle forze dell’ordine e della magistratura?

Il progressivo processo di deregolamentazione della nostra economia, nonché l’illusione della globalizzazione neoliberista, sono fattori che hanno abbassato fortemente il controllo sociale di legalità, facendo diventare il nostro sistema economico permeabile come il burro. Anche per questo la campagna Io Riattivo il Lavoro (promossa da Cgil, Libera, Arci, Acli, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Sos Impresa e Legacoop), ha promosso una legge d’iniziativa popolare che si inserisce nel solco della migliore legislazione antimafia; come la legge Rognoni/La Torre e la legge 109/96 per il riuso sociale dei beni confiscati che oggi permette alle cooperative sociali di creare lavoro pulito e legale contro le mafie. L’obiettivo, però, è anche correggere la regressione legislativa prodotta dall’entrata in vigore del Codice Antimafia (d.lgs 159/11), che ha contrapposto la procedura fallimentare al riutilizzo sociale, portando indietro le lancette dell’orologio della lotta antimafia a più di trent’anni fa.

Adesso la palla passa al parlamento. Carlo Leoni, consigliere politico della presidente Boldrini che ha incontrato la folta delegazione, ha assicurato pieno sostegno all’iniziativa popolare, annunciando una corsia preferenziale nella calendarizzazione e annunciando delle imminenti modifiche nei regolamenti parlamentari per valorizzare lo strumento delle leggi d’iniziativa popolare, troppo spesso finite nei cassetti impolverati di Montecitorio.  Alla conferenza stampa presenti anche rappresentanti di partiti al governo (Pd) e all’opposizione (Sel). Cinque Stelle non pervenuti. A chiedere a gran voce una tempestiva calendarizzazione e imminente approvazione è Franco La Torre, figlio di Pio e presidente di Flare, che durante la conferenza stampa ha richiamato la politica (tutta) a fare la propria parte, per dimostrare con i fatti la volontà di approvare un provvedimento necessario per non lasciare sole le tante realtà della società civile che si impegnano tutti i giorni per combattere le mafie sul piano economico e sociale. Proprio dal riuso sociale e dalle potenzialità produttive delle aziende confiscate si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro, il principale terreno di consenso per le mafie, a maggior ragione in una fase di crisi, esasperazione e disperazione.

Si può fare. Abbiamo bisogno però di superare i tanti gravami dell’attuale legislazione. La proposta di legge promossa dalla campagna Io Riattivo il Lavoro prevede l’accesso universale agli ammortizzatori sociali per i lavoratori (cancellati dalla legge Fornero per le aziende sequestrate), l’istituzione di una banca dati con l’obiettivo di favorirne la collocazione di mercato, il pieno coinvolgimento degli attori economici e istituzionali presenti sui territori, la creazione di un fondo di rotazione (finanziato da una parte delle liquidità confiscate alle mafie) necessario per garantire il credito bancario (interrotto dalle banche nonostante i beni siano nella disponibilità dello Stato), per favorire un percorso di ristrutturazione industriale ed emersione del lavoro nero.

Si può fare anche perché la proposta di legge d’iniziativa popolare è sostanzialmente a costo zero, nonostante non sia quantificabile il valore aggiunto che potrebbe produrre sui territori coinvolti. Insomma una buona legge per una giusta causa, che potrebbe dare una risposta concreta ai 120.000 cittadini che l’hanno sottoscritta in un periodo di forte sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni. Una legge che, al pari delle necessarie modifiche alla norma sul voto di scambio (416ter c.p.) e alla legge anticorruzione, potrebbe dare una svolta alle politiche antimafia diventate negli ultimi anni oggetto di mera propaganda, piuttosto che terreno concreto di scontro con la criminalità organizzata. Paolo Borsellino ci ricordava che: “politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Approvare la proposta di legge per il riuso sociale delle aziende confiscate non lascerebbe nessun dubbio a proposito. Si può fare. Il testo è stato condiviso da un ampio schieramento di forze, la legge sottoscritta da migliaia di cittadini. Il parlamento deve solo votare.

Da liberainformazione.org

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