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Grandi manovre, intese strette. Il caffè del 4 maggio

 

Repubblica: “Riforme, scontro su Berlusconi”. La Stampa: “L’America riparte, l’Italia no”. “I cretini di internet”, Il Giornale approfitta degli insulti alla Boldrini per chiedere limiti alla rete. “I vice impresentabili” del Fatto sono alcuni vice ministri indecenti, che fanno fremere di gioia e di sdegno Torquemada Travaglio. Il Corriere ci fa sapere che “Servono 6 miliardi in 20 giorni”. Ognuno si fa il suo titolo. Io direi: “Grandi manovre per intese sempre più strette”.

Cominciamo da “Lui”. Ha ragione Rodotà: Berlusconi è il vincitore di questa fase: Voleva un governo di coalizione che lo “smacchiasse” ma per renderlo meno impresentabile, lo ha avuto. È cosciente della propria debolezza. I processi stanno venendo al pettine si é dovuto perfino affidare a un avvocato vero, per discutere in cassazione in punta di diritto e non di nipoti di Mubarak. Il suo partito è forte (secondo i sondaggi il primo) ma non rappresenta più, nemmeno nell’immaginario, la maggioranza degli Italiani, Lo ha votato chi vuole meno tasse, meno controlli fiscali, e un po’ di gogna per qualche nemico. Berlusconi potrà concedere qualcosa agli istinti del suo popolo (la Biancofiore al governo, niente rata IMU a giugno) ma non soddisfarne la sete. Chiede per sé la presidenza della Convenzione per le Riforme, si accontenterà della Presidenza della Commissioni Giustizia e del solito occhio benevolo sugli interessi televisivi.

Nel Pd, esce allo scoperto Veltroni. “Questo governo è solo un eccezione, non una svolta politica”, dice a Cazzullo sul Corriere.”Deve fare due cose – aggiunge – rimettere in moto l’economia e avviare le riforme, cominciando dalla legge elettorale”. Ma critica Letta per non aver parlato alla Camera di legalità e di mafie. Infine torna sull’agguato parlamentare a Prodi. “La sua candidatura – dice – si sarebbe dovuta costruire insieme a Scelta Civica, con un discorso rivolto anche ai 5 Stelle”. Affiora un evidente fastidio nei confronti di Napolitano, che scambia Pd e PDL per Dc e PCI, l’eccezione per svolta politica. Intanto Matteo Renzi, come Marco Antonio, dice a Letta la sua stima con un però grande grande. “È a Palazzo Chigi grazie “a una scorciatoia”. Olà! Le larghe intese ridotte a una scorciatoia a tempo. Se Letta finisce nelle sabbie mobili della Convenzione o si impantana nei “non possumus” elettorali della Merkeli, si cambia registro! Letta è avvertito.

Grandi manovre, naturalmente sull’economia. Invidia per la ripresa americana, frustrazione perché a Francia e Spagna è stato concesso quello che all’Italia si è negato (più tempo per il pareggio di bilancio). Allarme per i costi delle misure necessarie a non mettere per strada altri disoccupati (finanziamento della cassa in deroga) e a non far perdere la faccia a Berlusconi (IMU). Con i grandi giornali a protezione, Saccomanni prende tempo, Solo sospensione della rata IMU di giugno, poi provvedimenti di spesa legati a riforme che riducano la spesa. In attesa che calura estiva consigli di non agitarsi. Non mi pare di avere avuto torto quando ho detto, nell’aula del Senato, che il Governo Letta nasceva fragile fragile. Con una politica economica da costruire, la Convenzione per le Riforme destinata a menare il can per l’aia, il ricatto dei processi al Caimano, e un clima di “pacificazione” che si legge sui giornali ma non si vede nel paese.

Ribadisco: legge elettorale subito. Se la Convenzione serve per rimandare questo appuntamento, rinunciamo alla Convenzione. In fondo Bersani aveva inventato lo strumento come camera di compensazione istituzionale, accanto a un governo, il “suo”, di “rinnovamento”. Invece abbiamo un governo Letta – Alfano. E la Convenzione, presieduta da Amato o da Violante – come scrivono oggi i giornali – diventa inutile doppione del governo. Legge Grasso contro corruzione, falso in bilancio, auto riciclaggio, voto di scambio. La vogliamo approvare? Renzi dice che non ci sono i voti per il conflitto d’interessi. Ma provare, no? Poi grande dibattito sul futuro della sinistra, nei circoli, con gli elettori, in Parlamento. Non solo concedendo interviste al bravo Cazzullo.

Corradinomineo.it

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