Sei qui:  / Blog / Crisi. La politica parla, la disoccupazione sale. L’allarme dell’Ocse

Crisi. La politica parla, la disoccupazione sale. L’allarme dell’Ocse

 

ROMA – L’Italia è quarta tra i paesi Ocse per percentuale di disoccupati tra i giovani under 25, con un tasso che sfiora il 39%. Peggio di così non poteva andare. Solo Grecia e Spagna (ormai oltre il 50%) e Portogallo (al 40%) ci seguono. Lo segnala l’Organizzazione presentando il piano d’azione sul lavoro.

Il 21,5% dei giovani è senza lavoro e tra questi l’11% “è scoraggiato, disilluso, non cerca neanche più un lavoro perché pensa che non ce ne sia”,dice il direttore divisione lavoro Ocse, Scarpetta. Per il Segretario generale Gurria si deve “agire immediatamente”.

Insomma i dati sono davvero drammatici. Con una  disoccupazione prevista in aumento al 12,5% nel 2014, in  Italia lo scenario è che il tasso per i giovani possa  «sorpassare la barra del 40%». Una prospettiva che rende ancora più urgente l’adozione di misure concrete  per invertire la tendenza. A lanciare l’allarme è Stefano  Scarpetta, direttore del Dipartimento del Lavoro e degli  Affari sociali dell’Ocse, che sottolinea l’importanza del  Piano di Azione per i giovani annunciato oggi. Una  disoccupazione generale al 12,5% al 2014, come prevede  l’Outlook semestrale Ocse, «purtroppo è coerente con le  previsioni di crescita dell’Italia che sono negative.
Probabilmente se si traduce in termini di disoccupazione  giovanile, sorpassiamo la barra del 40%», spiega Scarpetta,  in un colloquio con Radiocor. Molti i dati dell’emergenza  giovanile italiana: dal tasso del 38,4% raggiunto a marzo, il  quinto più elevato dell’area Ocse, ma anche quello dei  ‘Neet’, i ragazzi che non sono nè al lavoro, nè in  formazione e che in Italia sono il 21,5% dell’intera  popolazione giovanile, cioè uno su cinque, ancora una volta uno dei peggiori dati dell’area. Non solo: tra di loro «l’11%  non cerca neppure un lavoro e quindi sono completamente  esclusi». Recuperarli non sarà facile – ammonisce  l’economista – perchè «se per un periodo di 3-5 anni non si fa nulla, anche quando l’economia riparte è difficile un  inserimento». Questo rischia nel tempo di essere un problema  strutturale. Con un sistema pensionistico contributivo come  l’attuale, un ingresso ritardato nel mondo del lavoro pone le  basi per un rischio di povertà o comunque di redditi molto  bassi in età avanzata, osserva Scarpetta. Senza dimenticare  che la disoccupazione giovanile in Italia è un problema di  lungo corso ed era elevata anche prima della crisi, «la  situazione più difficile sarà nei prossimi mesi, fino alla  fine di quest’anno», con dei «piccoli aumenti» del tasso.  «Nel 2014 ci può essere un inizio di inversione della  curva», ma «si può fare molto anche prima per invertirla e  per evitare questo 40% e soprattutto mettere in campo una  riduzione significativa», sottolinea Scarpetta, ricordando  che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha indicato il  target di ridurre la disoccupazione giovanile al 30%. «È un  obiettivo ambizioso. C’è quindi un impegno del Governo per  ridurla, non solo per evitare che aumenti ulteriormente»,  rileva l’economista, sottolineando che il piano Ocse «offre  spunti di riflessione per mettere in opera immediatamente  questa inversione di tendenza». La condizione principale  resta la crescita, «senza cui è difficile creare posti di  lavoro», ma si può rompere quella spirale di incertezza e  mancanza di fiducia per cui le imprese non investono e non  creano occupazione. Alcune misure del Piano «riguardano  proprio questo».

Da Dazebao.it

 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE