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Congresso, cioè? Il caffè di venerdì 10 maggio

 

Ci risiamo. “Mani dei Pm sul Parlamento” titola il Giornale. Ma quelli che a  Milano hanno condannato Berlusconi a 4 anni con interdizione dei pubblici uffici, erano Giudici non Pubblici Ministeri. Di chi parla dunque Il Giornale? Ah sì, dei procuratori di Napoli che ieri hanno chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi per la compravendita di alcuni senatori nel 2006. Ma era a fin di bene, che furono corrotti. Ciascuno lo capisce. Si trattava di far cadere il governo Prodi!

Invece il governo Letta per ora Berlusconi lo lascia lì a impantanarsi da solo.”Il governo prende tempo sull’IMU”, titola il Corriere della Sera. Il Presidente del Consiglio sa bene che la priorità sarebbe un’altra. Evitare un balzo in avanti della disoccupazione e della disperazione! Ma deve ottemperare alla promessa fatta del Cavaliere. Dunque cerca altre entrate (altre tasse? si chiede il Corriere) per non deludere il Cavaliere.

Intanto, tutti a Brescia, con Silvio. In piazza perché “I giudici vogliono eliminarmi”. La Repubblica passa di nuovo il Rubicone, rinuncia allo spirito pacificatore e spiega, con Giannini, come tutto si tenga. I fondi neri Mediaset, la compravendita dei Senatori, i regali ai giudici per rafforzare l’impero mediatico, la concussione perché non si parli degli ozi del sovrano. Invece il Pd tace, lo sottolinea Il Fatto quotidiano. Tace perché non saprebbe con che voce parlare. Segretario di garanzia, reggente?

Che cosa deciderà l’assemblea nazionale dei democratici convocata per domattina alla Fiera di Roma? Non lo so, non capisco. Se fossi Bersani avrei sentito il bisogno di spiegare in 100 righe come si sia passato dalla promessa di smacchiare il giaguaro alla linea Napolitano, che prevedeva e prevede un’intesa con lo statista non più giaguaro. Una ricostruzione che probabilmente verrebbe impugnata da chi non ha votato Marini. Forse anche dai 101 che hanno tradito Prodi nell’urna. Ne sarebbe scaturito un dibattito politico vero. Il congresso messo in condizione di capire e dunque di scegliere. L’obiezione la conoscete: questo sarebbe “divisivo” (parole così escono spesso dalla bocca degli stolti!). E allora, per non dividere, o meglio perché la divisione sia premessa di una ricomposizione, avrei aggiunto due altri capitoli.

Che partito vogliamo? Un partito che “estragga” dalla sua base Senatori, Deputati, Consiglieri e Assessori regionali, Sindaci e Pubblici funzionari e Dirigenti? Oppure un partito che si batta, nella società, per alcune idee forza. Che so! Ogni euro venga usato per creare lavoro, basta con l’evasione fiscale, riforma della giustizia per i cittadini e non impunità per politici e banchieri.  Barca ha scritto sul partito cose importanti e complesse, ma sarebbero bastate poche righe per orientare il dibattito congressuale.

Infine, sul governo. Per non interferire – il Governo deve pur governare mentre il Pd discute – la questione da porre è certamente quella dell’Europa. A me sembra chiaro come il pragmatismo liberista con cui siamo entrati nell’Euro ci abbia portato in un vicolo cieco. Come rimettere in cantiere l’Europa? Pensiamo di poter proporre un vero Governo europeo e un Parlamento comune che controlli? Oppure, riunioni molto frequenti dei Capi dei Governi nazionali che decidano a maggioranza? E poi, noi, italiani, spagnoli, greci quale politica economica contrapponiamo al rigore tedesco che sta creando solo recessione e distruzione di risorse produttive?

Davvero, se non si discute di questo non capisco di che congresso parliamo

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