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Aspettando godo, anzi mi spavento…

 

di Nadia Redoglia
Per molti acculturarsi con la lettura di saggi storici, filosofici, politici, scientifici, letterari è rimpannucciante, nutriente, confortevole, appagante: insomma è infilarsi in una bella scatola di cose buone. E’ perciò che a vedersi rifilare con tanta leggerezza dieci saggi in carne e ossa in un colpo solo uno sente che difficilmente può essere “roba buona”. Ed è così che avverte, proprio a pelle, la sensazione d’abbuffata stomachevole o forse una bufala.  Non siamo stati capaci a inserire normalissimi addetti ai lavori in naturalissimi seggi, come possiamo pensare di riuscire a tamponare in pochissimo tempo con ben 10 Saggi elevandoli presuntuosamente e pretestuosamente a “grandi vecchi” per l’agorà 2.0? Il fatto poi d’averli scelti solo maschi e abbondanti per genetliaci, aumenta il senso dell’assurdo.

Così com’è forte il disagio, il fastidioso dolore fisico, vedere saggi d’indimenticabili autori usati per mettere in piano un tavolo, al posto di un cuscino su una sedia, pressare le melanzane sul tagliere, così è il constatare come sia diventata blasfema la facilità con cui si può anche disprezzare l’inestimabile valore del sacro termine.

 

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