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Con il servizio pubblico nel cuore: torna la riforma della Rai

 

di MoveOn Italia
In una campagna elettorale quasi tutta giocata in televisione, ma che di televisione e di diritto dei cittadini ad un’informazione plurale, indipendente e trasparente non parla, MoveOn Italia ha battuto un colpo. È tornata la campagna “La Rai ai cittadini”con la sua riforma in cinque punti oggi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.
È scarso l’interesse che si è manifestato finora per il regime che governa la televisione pubblica. In questa campagna elettorale poche forze politiche si sono ricordate di parlarne nei loro programmi. Eppure ce ne sarebbe un gran bisogno visto che la Rai è imprigionata da anni in una spartizione di posti fra forze politiche che ha danneggiato seriamente il servizio pubblico e la qualità dei programmi.

La spartizione della Rai fra aree di influenza dei partiti politici non funziona più e garantisce solo un gigantesco spreco di risorse in cambio di un servizio di bassa qualità sempre più privo di una sua identità. La Rai somiglia troppo ad una Tv commerciale che punta ad accaparrarsi la pubblicità, ma nello stesso tempo è prona di fronte agli ordini che provengono da chi detiene il potere politico. Anni di berlusconismo e di conflitto di interessi tradotto in politiche di governo hanno inquinato profondamente la Tv pubblica.
Il primo punto della riforma dovrà quindi essere il taglio netto del conflitto di interessi tra chi detiene cariche istituzionali ed è contemporaneamente proprietario di una parte dei mass media.

Il secondo punto sarà una revisione della legge Gasparri che impedisca l’accumulo di potere nelle mani di pochi di reti televisive, case editrici, quotidiani e periodici. Una legge seria dovrà mettere fine al cosiddetto duopolio fra RAI e Mediaset perché servizio pubblico e tv commerciale non possono stare sullo stesso piano. Bisognerà rilanciare la libertà di fare televisione come espressione del pluralismo soffocato da anni di gigantismo delle Tv di proprietà di Berlusconi.

Il cuore della riforma sarà un nuovo sistema di governo del servizio pubblico che farà perno su un Consiglio delle Comunicazioni Audiovisive eletto da una pluralità di soggetti istituzionali (Parlamento, enti locali, regioni) e sociali con la novità rivoluzionaria di una forte rappresentanza eletta direttamente dai cittadini.
La cancellazione della Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza sulla Rai segnerà la fine della cinghia di trasmissione fra partiti e azienda Rai il cui Consiglio di amministrazione dovrà essere nominato dal Consiglio delle Comunicazioni Audiovisive cui spetterà anche la nomina dei componenti dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni.

La proprietà delle azioni Rai, inoltre, dovrà essere tolta dal controllo del Governo per essere portata in un ambito di terzietà nel quale l’azienda sia sottratta al rischio di privatizzazione e a quello di essere soggetta a indirizzi politici governativi.
Con questa riforma chi paga il canone sarà anche azionista del servizio pubblico e, come tale, parteciperà alla elezione del massimo organo rappresentativo delle comunicazioni audiovisive.

MoveOn ha chiesto a tutti i firmatari della riforma in cinque punti di sostenerla sia nella società che in Parlamento proponendo un percorso di costruzione di una proposta di legge condivisa da presentare nella prossima legislatura. Entro il mese di febbraio si formerà un gruppo che gestirà il percorso indicato nella conferenza stampa di oggi.

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