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Amarcord… Ruzzle

 

Guardatevi bene intorno: sono dappertutto. Li potete riconoscere in treno, alla fermata dell’autobus, nel vostro ufficio. Testa china, smartphone saldamente in pugno e occhi fissi sul display. Il loro sguardo è guidato dal polpastrello dell’indice, che scivola nevroticamente sul touch screen. La loro mente partorisce neologismi come se piovesse. E la loro bocca a volte se li lascia sfuggire. Sono l’esercito dei giocatori di Ruzzle.
Ne avrete sicuramente sentito parlare, di Ruzzle. La chiamano la mania del 2013. Molti ti guardano con occhi seri e ti confessano che è la loro droga. E non stanno mentendo, lo capisci. Sono quelli che tirano fuori l’iPhone o un altro qualsiasi smartphone con sistema Android anche durante una festa per vedere come è finita la partita iniziata prima di uscire di casa. E già che ci sono ti chiedono l’username per sfidarti in tempo reale. Sono quelli che si fanno una partitella prima di addormentarsi e mentre bolle l’acqua per la pasta. Quelli che non smettono finché non riescono a battere quell’antipatico del loro collega.
Ma cos’è che li rapisce tanto? Ruzzle è la copia moderna del Paroliere. Al posto dei dadi con le lettere ci sono tasti virtuali da sfiorare con l’indice, più veloce che puoi. Ogni partita è composta da tre manches, che sembrerebbero in decrescente difficoltà a giudicare dagli strabilianti punteggi che puoi accumulare all’ultimo turno. I punti li puoi guadagnare in base alla lunghezza delle parole, ma soprattutto grazie alla presenza di lettere che valgono il doppio o il triplo o che possono far valere il doppio o il triplo la parola che contribuiscono a comporre.
Il gioco è insomma estremamente semplice. Non ci sono particolari tecniche da imparare, se non quella di aguzzare la vista e l’ingegno, utilizzare soprattutto le lettere-bonus e osare parole che magari non conosci ma potrebbero anche esistere, perché no. Certo, se smanetti un po’ puoi scaricare anche le app che ti permettono di barare. Ma questa è un’altra storia.
L’arcano è il perché un gioco così desueto e statico stia spopolando tra le masse più tecnologizzate, abituate ai virtuosismi degli smartphone. Cos’è questo guizzo di semplicità, questa inaspettata e genuina sfida sul vocabolario italiano? All’improvviso tutte le accattivanti applicazioni offerte dall’universo smart sono state offuscate da questo giochetto che, in soli cinque minuti, è capace di fagocitare completamente l’attenzione e di innescare una spirale di rivincite su rivincite che rischia non finire mai.
Forse il bello di Ruzzle è poter giocare in coppia, contro un amico o uno sconosciuto qualunque sempre pronto a sfidarti. Forse il bello è anche la sua brevità, perfetta per le nostre giornate. E forse il bello è anche quel tuffo nei ricordi, quell’amarcord di vecchi e sani divertimenti… che puoi concederti quando vuoi restando con i piedi (anzi le mani) ben salde sulle più nuove conquiste tecnologiche.

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