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Una galera per giornalisti chiamata Iran

 

di Ali Izadi*
La notizia non è sfuggita: pochi giorni fa in Iran sono stati arrestati undici giornalisti, nel breve volgere di sole 24 ore. Un record? Era il 28 gennaio quando gli agenti della sicurezza iraniana hanno assaltato le sedi di cinque redazioni: i quotidiani Etemad , Bahar , Arman , Sharq e il settimanale Aseman, arrestando nove giornalisti , alcune ore prima erano stati catturati gli altri due.
Ma il regime, per fare finta che l’ atmosfera attuale per i giornalisti è tranquilla, visto che tra poco si vota, ha scarcerato otto noti giornalisti ed attivisti che da tanto tempo erano detenuti. Tra di loro nomi noti come Tabarzadi e Bastani , due firme molte affermate, rinchiusi da galera da non ricordo più quanti anni.

Heshmatollah Tabarzadi è stato detenuto per anni nonostante le sue precarie condizioni di salute. LA sua storia esemplifica la “libertà di espressione” nell’era di Khamenei e Ahmadinejad.
Ma ci sono anche i parenti dell’attivista curdo Hossein Panahi, arrestati come il loro congiunto perché lui avrebbe collaborato con un partito curdo. Sarah Vitson , la direttrice di Human Rights Watch per il Medio Oriente , ha accusato l’autorità iraniana di aver trasformato il nostro paese nel più grande penitenziario per giornalisti.
Finalmente lo denunciano anche le organizzazioni per la libertà di stampa, come Giornalisti Senza Frontiere (RSF), collocando l’Iran al 174esimo posto sul 179 nella speciale classifica sul rispetto della libertà d’espressione. Chi fa peggio dell’Iran? Ecco la risposta: Somalia , Siria , Turkmenistan , Corea del Nord ed Eritrea. Ma per Khameni il nostro è sempre il paradiso della stampa.

da Il Mondo di Annibale

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